lunedì 15 dicembre 2025

Svanire

Se la scelta è quella di defilarsi fino a sparire questo è il momento buono. Però mi piacerebbe che qualcuno mi leggesse ancora e ricordasse gli altri tempi quando ero ancora vivo.

domenica 14 dicembre 2025

Ho trascorso una vita a scrivere anche molto prima di incontrarti e tu non mi hai mai letto. Ci siamo avviluppati per un certo numero di anni in una relazione vissuta, gesticolata, agitata dai nostri umori, urlata a muso duro talvolta. Ma mai scritta. Se ti avessi scritto e tu mi avessi letto avremmo capito prima e meglio, ci saremmo amati sul serio e non ci saremmo sfiniti nell’impotenza di non sapersi parlare. Quando mi fermo e il tempo è meno crudele con me oppure riesco a licenziarlo meglio, tu arrivi sempre e io mi chiedo da dove spunta questa necessità di te cui non vorrei dare significati tali da farti fuggire lontano in modo definitivo. C’è troppo sapore della tua pelle e dei tuoi capelli nella mia testa, troppo suono della tua voce e troppa inguaribile nostalgia dello sguardo che avevi quel pomeriggio lontano. C’è troppa letteratura vera per questo ho deciso di scriverti. Ora sei abbastanza lontana per leggermi senza il fastidio di dovermi poi dire, so per certo che mi leggerai stavolta; non per capire ciò che non serve più capire ormai. Mi leggerai per amarmi senza condizioni e senza un tempo definito, senza il fastidioso imperativo di pensarmi diverso, mi leggerai per come eravamo. E sorriderai, certamente penserai che in molte cose non sono cambiato e che le mie sospensioni esistenziali finiranno per corrodermi del tutto: che importa? Nella lettera non c’è alcuna richiesta solo una constatazione amichevole di incidente amoroso in una stagione che fu comunque nostra, non c’è altro che la traccia inconfondibile di un desiderio espresso, realizzato e poi perduto. In quello che ti scrivo c’è solo quiete, i furori sono un vecchio amatissimo film che forse potremmo rivedere assieme ridendone con le mani allacciate. Non ti scrivo per raccontarti della scrittura, lo faccio per dirti che ti ho amato e sei rimasta tra le righe. Conserva la lettera.

venerdì 12 dicembre 2025

La mia letteratura vive un’ipnosi eterna che io ho in parte regalato all’amore e alla passione: non torna mai indietro dai suoi viaggi senza portare con sè una nuova morte, un nuovo disagio e una nuova vita; fuori da queste stanze l’ordine e l’armonia con cui fisiologiche si dispongono le righe si trasformerebbero nel più bieco teatrino della poesia di tendenza e del mellifluo d’alta classe. Qui dentro sono un lampo accecante, un brivido e la consapevolezza crudele e fiera di esserci e aver vissuto; qui i miei amori sono confluiti nell’unico amore che mi farà compagnia quando la luce si spegnerà, le mie idee non avranno il tanfo dell’ideologia ma il sorriso sereno dell’aver capito. Al di qua della pagina che voi leggete c’è un mondo che lascia di sè soltanto un riflesso lontanissimo di me e di voi; solo la musica che siede in un angolo della stanza, quando si alza maestosa può regalare almeno un’idea di quanto è accaduto qua dentro. Ma molti di voi non l’ascoltano e non sapranno mai dove è andato a riposare per sempre il pensiero di me che scrivo.

lunedì 8 dicembre 2025

Si sbaglia senza tregua gentile signora, si nutre l’illusione di essere fuori, la si definisce fortuna, casualità, intelligenza, lucidità, la si chiama con termini logici, ci si inventa una preveggenza che ci blocca prima di compiere gli ultimi passi falsi prima del baratro. Non mi sento più di proporre altri termini, non ci credo più e sto per chiudere la finestra. La osservo con attenzione silenziosa, quasi commossa, è stata per lungo tempo il viatico con cui ho difeso le mie incongruenze, il succedaneo imbastito a proteggere il sapore vero di alcune mie sconfitte;il sogno non mi corrisponde più e mostra tutte le sue crepe gentile signora, imbastire un’altra leggenda mi stuzzica molto…poi guardo gli infissi polverosi di questa finestra e devo ricredermi sulla novità perenne di cui ci nutriamo ogni giorno.  Le confesserò di possedere in archivio alcuni momenti indimenticabili, se lei sapesse con quanto amore li ho nutriti, quante volte ho provato a farli uscire dal cofanetto del mio intimo e li ho lucidati per mostrarli nella loro luce migliore. La scrittura che esercito dall’infanzia non è altro che questo, è una parte, la più scontata, dell’intuito ineffabile di raccontare l’affetto incondizionato per lo spirito di quest’uomo affacciato alla finestra

martedì 2 dicembre 2025

L'INIZIO E LA FINE, ACQUA PASSATA

È trascorso molto tempo, anni cioè secoli in termini di web, adesso questo mio primissimo blog è completato e visibile in rete sulla piattaforma blogger, OMOLOGAZIONE NON RICHIESTA. È trascorso veramente troppo tempo ed io sono sfinito; non ha nemmeno senso scriverlo, è solo una scusa. 
Avevo chiesto ad alcuni blogger di prendere il testimone: ho in archivio una marea di testi, datati certo ma li ritengo più che dignitosi. Poi negli anni li ho frammentati, ri assemblati, in certi casi trasformati completamente…nel medesimo arco di tempo sono accadute molte altre cose e il mio rapporto con voi e il blog è cambiato in peggio. Alcuni di voi si lamentano a ragione della scomparsa di molti commenti posti in calce ai post negli anni passati, questo è il risultato del mio brutto carattere esacerbato da certi comportamenti sociali che mi si potevano evitare. Acqua passata? ACQUA PASSATA! 
Ma resta il fatto che adesso io sono esaurito e confuso perchè di tutti questi anni e di tutta questa scrittura non so più che farne. E nessuno vuol porvi mano. Ho troppi scheletri nell’armadio? Cercavo un editore virtuale, una cosa tranquilla, senza fini di lucro: qualcuno che leggesse, scegliesse e infine pubblicasse. A dire il vero mi era passata per la mente una idea ancora più assurda: far riscrivere al testimone la mia produzione laddove ritenesse e avesse lo stimolo di farlo…comprendo che serve pazienza, basi culturali vicine e… lasciamo perdere! Qua dentro ci sono una gran quantità post, centinaia di immagini raccolte in rete in questi anni, ci sono anche alcuni “originali” scritti senza pensare all'audience ma solo al piacere di liberare il proprio senso Tutto rispecchia il mio mondo ma non mi convince più. Convincere non è il verbo giusto, in realtà ne servirebbe più d’uno per descrivere il mio stato d’animo. Ma chi è interessato a conoscerlo? La mancanza di fede è ciò che mi ha schiantato ma non ho nessuna accusa da fare a nessuno. Il virtuale è questo, prendere o lasciare e vale anche per me…forse vale per tutti voi. Scriviamo come sappiamo, se ci liberiamo è meglio. 
Potrei dirvi che si apre un blog se si è in grado di scrivere decentemente e non penso sia scandaloso affermarlo. Ma non c’è solo la cifra stilistica e letteraria a dare il via alla nostra espressività di blogger, conta molto anche quello che si ha da dire, le proprie esperienze, sensazioni, emozioni. A volte esse sono così pregnanti da non aver bisogno di abiti sintattici particolarmente eleganti. Se fosse possibile avere l’uno e l’altro sarebbe perfetto! Ma tra la perfezione e il nulla posso accettare una miriade di posizioni intermedie. Però l’indole non cambia, i desideri nemmeno e quando incontro stronzate assolute, ecco in quel caso io perdo le mie inibizioni… Perchè deve esserci un limite all’insipienza e alla volgarità profonda dell’uomo, un argine alla sua arroganza spacciata per sapienza e civiltà; la blogosfera è piena zeppa di escrementi e, col suo meccanismo virtuale, ha generato mostri ed essi si sono riprodotti. Titoli!? Potrei farvene a decine ma dopo sarei costretto a cambiare residenza per l’ennesima volta. E mi sono stancato! 
Negli ultimi 4 anni a intervalli sono stato preso da una sorta di furore e di cupio dissolvi, nel giro di pochi minuti sono stati cancellati così alcuni blog e, soprattutto, un centinaio di articoli originali che non potrò mai più recuperare. Lo stimolo per tali momenti di perdizione assoluta è sempre stato il contatto con gli altri, i commenti in particolare e il loro discutibile contenuto; sono giunto alla conclusione che si tratta di un problema irrisolvibile almeno per me. Se la questione è questa ed io non sono capace di relazionarmi col resto di questo ambiente non ho alternative: me ne vado oppure resto “sigillato” in un blog che non possa nemmeno tecnicamente dare adito a discussioni che non gradisco o ritengo inutili se non risibili. Non avevo pensato di chiudere, avevo solo abbandonato questo guscio su una sedia e il corpo altrove. Ma entrambi soffrivano per la reciproca lontananza. Poi qualche giorno fa, ripassando sulle pagine di alcuni blogger ho capito che non era giusto, che comunque questo guscio era carico dei miei umori e che doveva vivere, a modo suo, con un tempo diverso, ma doveva vivere. 
Signori devo confessarvi che spesso negli ultimi mesi ho avuto fortissima la volontà di sempre: cancellare tutto! Eliminare del tutto le tracce del mio passaggio in rete perché questa parte di me, che dovrebbe essere la più intima e amata, mi fa star male da morire. Ho pubblicato tutto o quasi, è trascorso molto tempo, gli scritti sono mutati, hanno ancora almeno un residuo di valore? Non devo dirlo io permettetemi. Io posso solo dirvi che si è girata la pagina e per alcuni di voi è successo in anticipo su questa mia decisione: siamo così fragili! Su questa Omologazione ho pubblicato il cuore di tutto ciò che ho pensato e scritto in rete e per la rete; ho sempre avuto un atteggiamento contraddittorio e ondivago verso il web e mi pare evidente che esso non poteva essere digerito dalla gran parte dei blogger. Lo ritengo fisiologico. Partendo dai miei furori e dalle mie cocenti delusioni ho fatto in modo che la scrittura dei miei testi vivesse al di là della mia reale presenza accanto ad essi: nel mio progetto questo blog potrebbe continuare così come lo state leggendo per altri mesi poi finirebbe per mancanza di testi. Io potrei già non esserci più in tutti sensi. Mi piace considerare l’opportunità di qualcosa che resta nero su bianco anche nella definitiva assenza del suo compilatore. Il blog è stato costruito così, il suo reale intento è quello di testimoniare il mio passaggio tra le sue pagine ( tra le vostre menti?).Essa ha una grafica, dei colori e degli orpelli che le si addicono in questa parte di vita, i più vicini al mio mondo e alla mia sensibilità ( mi riserbo di cambiarne via via l’aspetto se e quando ne avrò voglia). Non avevo considerato il senso di morte che mi sale in gola senza queste pagine scritte: meglio dunque lasciarle qui così. Ho calcolato che questo blog continuerà all’incirca fino a quando potrà e resterà così come l’ho costruito. Tutto il resto rimarrà dov’è, ammesso che ricordiate dove si trova. Riveduto, ripetuto…chi se ne frega e questo non perchè non l’abbia amato ma perchè lo amo troppo. 
Ho passato la mia vita davanti al mare e ai libri, praticamente ho smesso 11 anni fa quando sono entrato in rete: adesso si cambia signori, adesso si torna a leggere libri…il web viene dopo, molto dopo. Se trovo qualcosa da leggere di decente anche nei vostri blog mi farà piacere ma purtroppo è un’evenienza rara e poi tra quelli di voi che sanno scrivere decentemente c’è troppo spesso una spocchia e un’uniformità di vedute angosciante. Siete tutti omologati al nuovo dictat del pensiero e della scrittura da web. Non va bene affatto. Scusatemi davvero, EnzoRasi

lunedì 1 dicembre 2025

Canto dell'appartenenza

Appartengo ad altro Le mie fibre tessute altrove 
Mi esclude da qui il mio resto antico 
Appartengo alle suppellettili scomparse 
della casa di mia nonna 
A quelle scale di paese 
All’odore d’ombra mentre fuori impazza il sole 
Appartengo a un sogno spezzato 
A un ricordo malinconico e feroce 
Appartengo allo sguardo complice di mia madre 
alla sintassi che mi insegnò bambino 
Alle rondini d’estate in terrazza sul profilo del mare
Al silenzio dello scirocco appartengo 
Ai suoi mille motivi Alla sua consapevolezza in ritardo 
Appartengo per diventare apolide oggi 
estraneo domani 
Appartengo alle note di un pianoforte in salotto 
ai solchi di un disco in camera mia 
Anche tenendo saldi in mano I fili di un tempo andato 
La mia appartenenza mi ha escluso definitivamente 
Non vi appartengo e non mi basto più.

domenica 30 novembre 2025

FIN QUI

Questi fogli non si aggiornano, sono trapassati. Vivono solo della lettura che lascia chi se li trova tra le mani. Il loro desiderio più grande (poiché essi sono tutt’uno con lo scrittore) resta inappagato e stride forte col bianco della pagina uccisa dai segni neri. Non so più scrivere mi dico a volte. Guardo smarrito la tastiera e mi affido al foglio e alla penna. Crollo la testa e mi allontano col pensiero da tutto: la stupidità di vivere arriva subito dopo con i suoi banchetti di roba usata. Mi dice guarda, tocca, compra e, soprattutto fai in fretta, domani non ci sono più, domani non esiste. Non c’è riuscita finora. Non compro nulla ma annuso tutto Apro le ali che non ricordavo di avere, il fruscio dell’aria sotto di me è una poesia che mi porta via. Non è vero che non so più scrivere. Scrivo per questo.

sabato 22 novembre 2025

Io non ho paura di me stesso ma ho rimpianti per quello che ho trascurato e lasciato andare con noncuranza, Mia madre ha 92 anni e non è più lei, mamma adesso è una figura evanescente ma quando era la professoressa di italiano e latino non mi ha mai dato la sensazione di una custode arcigna…discorsiva, seria ma aperta questo era. C’è un’eco Valeria, ed è sempre più forte ma non mi racconta estraneità tra quel che ero e quel che sono, descrive semmai un percorso e un territorio vasto nel quale di certe parti posso conservare solo un ricordo poichè tornarvi non è possibile. La scrittura mi è sempre servita a questo: non dimenticarmi di me nel bene e nel male e così è saltato fuori che sono sempre lo stesso. Dentro sono uguale fuori che importa? Dentro sono alieno e inadeguato al mondo che mi circonda ma fuori è un massacro, la mia armonia è solo qui raccolta in alcune parti della mia sintassi. E’ vero sono un figlio “unico” e questo non mi ha mai aiutato in nulla.

martedì 18 novembre 2025

Adesso sto qua e in cento altri luoghi; mi appartengono tutti e non ce n’è uno che non mi sfugga. Ho visto girare il sole sul cortile della mia vita e non mi è piaciuto: ma la luce di questo tramonto placido riesce ancora ad inebriarmi Una vera cittadinanza però non riesco a trovarla o, forse, non mi basta questa isolana. I siciliani stanno aggrappati orgogliosamente alle loro coste ma guardano fuori in un impossibile desiderio di comunione. Oggi mi deve bastare il mio riflesso sulla vetrina del negozio in via Libertà: a lui confesso la mia incredulità, li ho compiuti davvero! E’ bastato distrarsi un attimo, una piccola svista e l’anno in più è già qui…e io non sono preparato. Non lo sono stato mai.

venerdì 14 novembre 2025

Voglio dirvi che ho camminato tanto da scordare il punto di partenza, che mi sono finto mille altre cose da quest’uomo che guarda ostinatamente davanti a sé. Non c’è astio, non c’è rammarico ma ho capito che non sono più qui: ho capito di avere un senso solo col vento vero sulla faccia, con i ricordi che non si possono raccontare. Quel che scrivo va letto in questo modo, tornare o sparire in un modo o nell’altro fa parte del mio DNA; le pagine hanno questo terribile pregio, restano, le riapri e le usi come trastullo della mente e del cuore quando più ti aggrada. Ciò che si scrive testimonia sempre qualcosa o qualcuno, annullarle equivale ad uccidere definitivamente chi le ha prodotte. Io non le ho annullate.

domenica 2 novembre 2025

Siamo finiti tutti e facciamo finta di niente: alcuni di noi continuano a rassettare il proprio universo, io tra loro, a cullare con gli occhi il segno del proprio peso sull’esistenza. Ma è tempo perso perchè ci aspetta il tempo nuovo, le nuove stagioni della nostra maturità assoluta che prenderà il posto di questa finta giovinezza disordinata e ci inchioderà al sapore perfetto di quello che siamo stati. Al di qua di questo blog c’è una stanza abbastanza grande che vive in un’apparente quieta penombra. I mobili hanno tutto il sapore e il colore che solo un certo tempo può regalare loro, gli oggetti posati su di essi raccontano la mia vita: spesso sono un racconto anche per me che credo di conoscerli bene. Al di qua di questo grande paravento informatico i bites svaniscono, perdono dignità, resta solo la scrittura; il nero su bianco scorre per me immutabile e vivo, mi prende quando sto per cedere all’accidia di vivere senza un senso, mi ama anche se io ho detto in giro di non amarlo più.

mercoledì 29 ottobre 2025

Riguardo quello che ho scritto negli ultimi ventanni, non è malaccio. Alcune cose sono così legate alla mia intimità che adesso mi meraviglio di averle palesate in pubblico: forse molti problemi sono nati da questo eccesso di confidenza, ma non ho mai saputo scrivere diversamente. Domani scendo sotto Siracusa, piano piano, mi fermo dalle parti di Vendicari, scelgo un eucalipto frondoso mi appoggio al suo tronco e mi perdo sulla linea azzurrina del mare. Voi non potrete vedermi ma sorriderò.

lunedì 13 ottobre 2025

L’amore era un patrimonio enorme e noi non potevamo contenerlo tutto…si apre un interruttore, un giorno, e poi a ondate la vita ti porta via come un fiume in piena e tu non puoi rifiutarti di essere diverso da prima!

giovedì 9 ottobre 2025

Ti appoggi al legno della porta e aspetti che io t’insegni su quale mattonella dovrai trovare l’equilibrio. Il primo bacio sbarra ogni via di uscita e si oppone ogni volta alla mano dell’uomo che per primo ha scritto il suo verso su i tuoi seni. Ma oggi che siamo qui m’insegni ancora una volta come far aderire perfettamente le gambe agli angoli in cui le pareti si uniscono mentre con i corpi facciamo un vuoto piccolo seguendo gli unici confini che sappiamo certi e ne riempiamo la stanza sperando che ne resterà una traccia per ritrovarci.

domenica 14 settembre 2025

Netanyahu non è un santo

Penso sia legittimo criticare Netanyahu per molte delle sue scelte politiche, anche dure e controverse. Tuttavia, una parte consistente del dibattito pubblico sembra muoversi non su basi razionali o pragmatiche, ma sulla base di pregiudizi ideologici o, peggio, antisemiti. 
In certi ambienti, come nel caso di Donatella Di Cesare, la critica appare più come un riflesso ideologico – dentro la logica della polarizzazione morale (la destra sempre colpevole, la sinistra sempre virtuosa) – che come un'analisi effettiva delle condizioni geopolitiche. È tempo di smettere di demonizzare Netanyahu con rappresentazioni caricaturali e retoriche violente, come quella dell’“assetato di sangue”, che rievocano, anche inconsapevolmente, stereotipi antisemiti secolari. La retorica della "pace" viene spesso agitata come un totem morale, senza tener conto delle reali condizioni che la rendono possibile. Parlare di pace senza valutare il contesto rischia di diventare una forma di autoassoluzione ideologica, più che un contributo concreto alla risoluzione del conflitto. La pace non è un’astrazione, ma un processo politico concreto che può avvenire solo quando le condizioni minime di sicurezza, riconoscimento reciproco e volontà politica sono presenti. E in questo senso, l’Iran rappresenta una minaccia strutturale per Israele: uno Stato che non solo nega la legittimità dell’esistenza dello Stato ebraico, definendolo "entità sionista", ma che, con almeno due articoli della sua Costituzione, si propone esplicitamente di combatterlo come realtà coloniale da eliminare. Netanyahu, piaccia o meno, non sta "scegliendo la guerra" con l’Iran; sta rispondendo a una dichiarazione di ostilità permanente. Come affermava Golda Meir, "non si può fare la pace con chi è venuto a ucciderti". 
La pace è possibile solo tra soggetti che si riconoscono reciprocamente e si pongono in una posizione di parità: altrimenti non è pace, ma sottomissione.

domenica 7 settembre 2025

Non è di alcuna utilità fingere una positività che non mi appartiene da tempo immemorabile o addirittura scriverne: non si deve mai scrivere prostituendosi alla necessità sociale del momento. Così mi rendo conto ogni giorno di più di quanto sia “naturale” e triste questa mia reiterata abitudine sintattica e concettuale, quanto sia limitante ma ineludibile il mio modo di scrivere…o riscrivere. Le pagine sono moltissime e variamente addobbate ma lo scrittore è unico! Ancora vi dirò che non riesco più a leggere gli altri con la serenità necessaria, fondamentalmente ne provo spesso fastidio; in certi casi carezzo in segreto le pagine dei miei amici di sempre e non riesco a capire il senso dei loro contatti in rete; mi sembra contraddittorio, forzato, una concessione alla umana necessità di piacere e di farsi blandire ogni tanto. In questa incomprensione si trova tutta la mia distanza incolmabile fra il desiderio palese di continuare in modo nuovo e decente e la obiettiva incapacità di farlo.

domenica 13 luglio 2025

Parlerò d’amore anche stasera. Per non sapere fare altro. Parlandone mi avvicino a stringere quella sensazione, mi avvicino e mi fermo sul limitare di un totale dispiegamento. Oltre non è concesso a nessuno andare, oltre le colonne d’Ercole c’è l’infinito dramma del non ritorno, della vita senza un perchè.

mercoledì 9 luglio 2025

Il bisogno dell'anima, il desiderio e lo stimolo fisiologico a mettere nero su bianco è insito in me da ragazzino, sono sempre stato cosi' ma se non fosse esistito il web con la sua esposizione pubblica così chiassosa io avrei scritto su carta per i fatti miei e tutto sarebbe stato portato su un altro piano. Qui non è possibile, non per me. Io credevo di aver trovato, sì lo credevo ma c'erano gli altri assetati di sangue, pronti a imporre la loro via, il loro senso, le loro dinamiche e a stravolgere la mia. Deluso? Delusissimo

lunedì 30 giugno 2025

Anche in Iran c'è un'opposizione

GLI IRANIANI ANTI REGIME CHE RISCHIANO LA VITA OGNI GIORNO HANNO UNA OPINIONE BEN DIVERSA DAI PACIFISTI IN POLTRONA DI CASA NOSTRA. QUALCUNO SI DOMANDERÀ PERCHÉ?
 «Il mio cuore sanguina per il nostro popolo, non per un regime fondato sul sangue». Non piangono certo la morte dei pasdaran, gli oppositori del regime di Teheran. In molti casi fanno silenziosamente il tifo per Israele, comunque sono pronti a fare la loro parte, per la spallata definitiva al regime oppressivo degli ayatollah. È un passaggio drammatico per le sorti del loro Paese. E i dissidenti, gli esponenti della vasta e articolata diaspora iraniana, lo vivono con lucida speranza. La speranza è che la guerra appena scatenata possa segnare finalmente anche uno storico passaggio di regime. Sanguina e spera, il cuore di Masih Alinejad, attivista nel mirino del regime fanatico di Khamenei, da tempo in esilio negli Usa. Protagonista della campagna contro il velo obbligatorio, negli anni è diventata un volto simbolo della protesta delle donne iraniane. E oggi non ha remore. «L'eliminazione di un terrorista - sentenzia - è un passo verso la giustizia per tutte le vite innocenti che ha distrutto». Ha troppo sofferto, il popolo iraniano, per sentirsi tenuto a formule dettate dall'ipocrisia. Il capo delle Guardie della Rivoluzione Hossein Salami è morto? Masih sa bene chi fosse: «Non era un difensore dell'Iran. Era direttamente responsabile dell'uccisione, della tortura e dell'incarcerazione di manifestanti pacifici. Guidava una forza che incarcerava donne per aver ballato, per aver mostrato i capelli, per il semplice fatto di esistere liberamente». 
Dietro il paravento della teocrazia, gli esponenti del regime per anni hanno lucrato sugli iraniani, impoveriti. E ora? «Hanno intimato alla gente comune di resistere - li inchioda Masih - dai loro lussuosi attici con piscine sul tetto». E pubblica le foto: «Le bugie vengono a galla, un attico alla volta». La Repubblica islamica - ricorda - si è dedicata a «esportare terrore, provocare guerre e perseguire armi nucleari invece di rispondere alle richieste del suo stesso popolo». La stessa responsabilità dell'attacco israeliano viene addebitata al regime. Chiarissime le dichiarazioni di Reza Pahlavi, figlio maggiore dell'ultimo «scià» di Persia: «Nella loro sconsiderata ricerca di armi nucleari - dichiara - Ali Khamenei e i suoi scagnozzi incompetenti e criminali hanno trascinato l'Iran in una guerra e messo in pericolo il popolo iraniano. Sono responsabili». «Ma il regime è debole e diviso - avverte - Potrebbe cadere. Come ho detto ai miei compatrioti: l'Iran è vostro». Il figlio dell'ultimo monarca di Persia lancia un appello «alla polizia e alle forze di sicurezza». «Rompete con il regime - dice - Onorate il giuramento di ogni militare onorevole. Unitevi al popolo». E alla comunità internazionale: «Non gettate un'altra ancora di salvezza a questo regime terrorista morente. Questo è ciò che chiede il popolo iraniano ed è nel migliore interesse della pace». Anche in Italia, la comunità iraniana si schiera con pochi dubbi. «Il conto alla rovescia per Khamenei e la sua Repubblica Islamica è iniziato» osserva Ashkan Rostami, membro dell'«Iran Transition Council», che avverte: «È il momento per gli oppositori al regime di unirsi ovunque siano. Unità Nazionale per la transizione dalla Repubblica Islamica». In un momento simile, la sola possibilità che qualcuno a sinistra, manifestando contro Israele, possa puntellare il regime fanatico degli ayatollah, è vista come un clamoroso abbaglio. «Noi iraniani - dice Rayhane Tabrizi - non abbiamo bisogno che voi facciate le manifestazioni per noi mettendo la bandiera schifosa del regime della Repubblica islamica nella vostra locandina. Ridicolo. »

domenica 29 giugno 2025

L'offensiva

A poche ore dall'inizio dell’offensiva di Israele contro il regime iraniano – una guerra difensiva, se mai ve ne fu una, considerando che la Costituzione dell’Iran prevede esplicitamente l’eliminazione di Israele e che Teheran ha costruito una "cintura di fuoco" di milizie ostili attorno allo Stato ebraico – le reazioni di una certa sinistra non sorprendono, ma restano moralmente inaccettabili. 
Oggi, una parte del cosiddetto "antimperialismo" si è trasformata in un’apologia dei peggiori regimi reazionari: sostiene Putin, difende Assad e, in questo caso, giustifica l’Iran, ribaltando la realtà in una chiave grottesca. Per non vedere chi sia davvero l’aggressore in questo conflitto, bisogna essere accecati da anni di propaganda ideologica. 
La "Rivoluzione" iraniana è stato un colpo di Stato reazionario Innanzitutto, è necessario smettere di definire "Rivoluzione" il colpo di Stato del 1979 in Iran. Una rivoluzione autentica implica un progresso storico, un’emancipazione sociale o politica; quella iraniana fu invece una svolta oscurantista, paragonabile alla Marcia su Roma del 1922, che il fascismo chiamò pomposamente "Rivoluzione". L’ascesa del regime degli ayatollah ha significato: 
1. La pulizia etnico-religiosa della Persia: l’espulsione o l’oppressione del 10% della popolazione, tra cui ebrei, bahá’í, curdi e altre minoranze. 
2. Un regresso dei diritti umani, soprattutto per le donne, private di libertà fondamentali e ridotte a cittadine di seconda classe. 
3. Un progetto imperialista: l’Iran non è uno Stato "resistente" all’imperialismo, ma un impero in espansione. Dopo aver destabilizzato l’Iraq (approfittando degli errori statunitensi), oggi controlla gran parte della Siria, del Libano e finanzia Hamas. Chi conosce la storia sa che questa è l’antica strategia persiana: l’egemonia regionale attraverso milizie e alleati proxy. Definire l’attacco di Israele come "aggressione imperialista" è un capovolgimento della realtà. L’Iran è un regime che: Sostiene il matrimonio infantile (in Iraq e Iran, uomini cinquantenni possono sposare bambine di 9 anni). Minaccia apertamente di "cancellare" Israele dalla carta geografica. Sogna un califfato globale, obiettivo condiviso con gruppi come l’ISIS. La sinistra che oggi si schiera con Teheran, in nome di un "antimperialismo" distorto, tradisce i suoi stessi principi. Se un tempo la lotta era contro l’oppressione, oggi questa corrente sostiene chi opprime donne, minoranze e nazioni vicine. È una deriva reazionaria che va chiamata con il suo nome: complicità con il fascismo islamista. Israele agisce in legittima difesa contro un regime che ne minaccia l’esistenza. La vera sinistra dovrebbe stare dalla parte dei diritti umani, non dei dittatori. Smettiamola di usare due pesi e due misure: l’antifascismo non può essere selettivo.

venerdì 27 giugno 2025

Non è il Gattopardo un libro educativo nel senso comune della parola. Fra le pieghe di antiche stanze, di mai sopiti ardori erotici, di eterne mediocri scappatoie che conducono a democratiche scelte popolari, di lunghissimi silenzi bruciati dal sole dei latifondi resta infine la consapevolezza che tutto e tutti, leoni e iene, generali e colonnelli, principi e campieri, coloro che sempre si considerano " il sale del mondo" tutti infine trovano pace in un mucchietto di polvere livida sotto lo sguardo senza emozioni di Concetta Corbera. Sarà lei l'unica protagonista nascosta di una Sicilia troppo stratificata e complessa per essere definita? La sintassi, la storia e la lingua definiscono, esaltano in alcuni casi, la letteratura ma l'eccezionalità nasce da un parto imprevedibile; in Sicilia è necessario aggiungervi una buona dose di elitarieta'. Il Gattopardo è un monumento solitario, niente prima e assolutamente niente dopo, per un lungo tempo.

mercoledì 25 giugno 2025

Antispecismo contemporaneo

Ieri discutevo di veganismo con alcune persone e, avendo fatto attivismo a lungo, mi sono trovato a riflettere su un problema che cercherò di sviluppare qui. 
L'antispecismo contemporaneo, così come molte altre forme di moralismo ideologico, si basa su un'adesione acritica a un "obbligo morale" astratto - un imperativo categorico di stampo kantiano dove l'azione viene giustificata da un dovere universale, svincolato dalle conseguenze concrete. Il punto critico, analizzato attraverso Nietzsche e Stirner, è che questo approccio trasforma l'agire umano in una sottomissione a "spettri" - entità metafisiche come la Morale con la maiuscola, il Dovere Assoluto, il Bene trascendente - che si antepongono all'individuo reale, annullandone l'autonomia nel nome di un principio superiore. 
In questo schema, i movimenti sociali e persino le religioni diventano facilmente strumentalizzabili, come dimostra il caso di Hamas o, su un altro versante, certe derive dell'attivismo vegano: quando l'azione si fonda su imperativi morali assoluti ("non uccidere mai un animale", "la liberazione nazionale come dovere sacro").
Chi si autoproclama portavoce di una "vittima mitologica" (un popolo oppresso, una specie sfruttata) può rivendicare un "credito morale" inestinguibile, giustificando qualsiasi mezzo in nome del fine. Il moralismo così diventa il carburante del populismo contemporaneo, trasformando il dibattito in una guerra tra bene e male assoluti, dove il dissenso è eresia e il pragmatismo è tradimento. La soluzione, seguendo Stirner ("L'Unico e la sua proprietà") e Nietzsche, richiede un radicale cambio di prospettiva: 1. Rifiuto degli imperativi categorici a favore di scelte consapevoli e contingenti: non "devi essere vegano perché è giusto in astratto", ma "scelgo di esserlo perché riconosco la sofferenza animale e valuto le conseguenze delle mie azioni"; 
2. Un'etica dell'empatia concreta, che sostituisca i doveri assoluti con la capacità di entrare in relazione con l'altro (umani e non-umani), evitando sia la trappola del relativismo ("tutto è uguale") sia quella del fondamentalismo ("solo la mia verità conta"); 
3. Un approccio utilitarista critico (alla Bentham o Singer): anche senza dogmi, possiamo valutare le azioni in base alla riduzione della sofferenza effettiva, mantenendo però la flessibilità che i principi astratti negano. Questo quadro offre un antidoto tanto al veganismo moralistico quanto ai nazionalismi identitari. Nell'attivismo per i diritti animali, evita la trappola del proselitismo aggressivo (che aliena invece di persuadere), puntando su un coinvolgimento emotivo e razionale: mostrare le condizioni degli allevamenti invece di predicare colpe universali. Nelle questioni politiche, impedisce la sacralizzazione di qualsiasi causa: la Palestina, come qualsiasi altro conflitto, va analizzata attraverso le sofferenze reali delle persone, non attraverso mitologie identitarie. 
La differenza cruciale con l'utilitarismo classico sta nel rifiuto di ogni calcolo universalizzante: non esiste una "formula morale" da applicare meccanicamente, ma solo individui che prendono posizione caso per caso, accettandone la parzialità. In questo senso, l'alternativa al moralismo non è l'amoralità, ma un'etica del confronto diretto con le conseguenze delle proprie scelte - dove la responsabilità nasce dalla consapevolezza, non dalla sottomissione a un dovere. Solo così si può sfuggire alla doppia trappola del fondamentalismo e del nichilismo, che oggi dominano il dibattito pubblico.

martedì 24 giugno 2025

Un mondo fatto di parole, qualche immagine e della musica, aria… aria e immaginazione. Io posso metterci qualunque cosa dentro, anche quello che chi scrive non si è mai sognato di dire…e questa è una cosa terribile. E’ l’aria, la mancanza di identità che ci fa volare via, ci svena, ci esalta, ci stupra ci inganna e ci affascina. Qualcuno invoca i doppi sensi, perchè non i tripli o i quadrupli dico io? Proviamo a ritornare elementari. Minimi. O ci fidiamo di quello che siamo e non rivendichiamo sovrastrutture che non ci servono, oppure muoviamoci circospetti come una belva assediata dai cacciatori. Ho fatto la belva per qualche tempo e sono pieno di cicatrici, però mi fido del mio intuito: c’è del marcio in Danimarca ma non bisogna prendersi troppo sul serio, sono in pochi a saper recitare il monologo “essere o non essere”. Io per esempio mi sono stancato: ho scelto sono e chi s’è visto s’è visto. Lo dico senza orgoglio ma con pacata rassegnazione, ho piena coscienza dei miei limiti. Resterebbero tali anche se venissi colonizzato da una febbre nuova e trascinante. Giungere alla conclusione che è impossibile salvarsi, ecco il concetto primordiale che si stampa alla fine della risma di fogli che la mia mente ha prodotto in questi anni.I Blog sono un vezzo e una necessità culturale, sfruttano le possibilità dell'odierna tecnologia ma non sono poi migliori di un buon carteggio o della pagina scritta di carta. Sono soltanto più immediati. A furia di essere immediati sono anche diventati più stronzi e volgari, una pletora di oscenità letterarie e mentali, lo specchio fedele di questa società da basso impero o la logica conseguenza di certe premesse sociali e culturali presenti già 60 anni fa. Scrivere col tempo ho scoperto significa porre la nostra dimensione esistenziale davanti a noi, farci guardare in faccia dalle cose che viviamo, portarle fuori e riprovare a meritarcele con la forza del pensiero. E’ un diventare adulti senza dimenticare il ragazzo libero che vive dentro di noi. Ma è anche un gioco pericoloso perchè esalta la verità intima di ciò che siamo e la verità è un confronto scomodo, la verità pubblica lo è ancora di più. A mio parere abbiamo già detto tutto, quelli come me possono al massimo ripetersi, passando dal ridicolo all'agiografico o dallo storico appassionato all'incisivo sintetico (vedi twitter); in pratica abbiamo fregato le nuove leve della blogosfera e l'unica cosa che possiamo fare è sparire per dar loro l'illusione che ci sia veramente aria nuova in giro. Quando scrivo sono temerario, oso con una certa arroganza di fondo di cui mai sono riuscito a liberarmi, divento prudente solo se vedo di fronte a me smarrimento…in quei casi divento prodigo e disponibile. La parsimonia non mi appartiene sono fondamentalmente uno sciupone e ho un pessimo rapporto col danaro: con i sentimenti invece non scherzo mai e li tengo gelosamente riservati, ad essi riservo il mio trattamento migliore, a loro dedico tutta la mia fantasia. Non amo gli stereotipi, li uso con malcelata irritabilità, la prudenza e la capacità di glissare le ho imparate per educazione familiare e le immolo ogni giorno sull'altare della mia indole accesa. Sono tranquillo e attento, non sospettoso, come un greco. Ti sembro abbastanza siciliano?

lunedì 23 giugno 2025

Svolto verso la città, cammino lungo la sua storia e sono trasparente, invisibile a coloro che adesso ci abitano; nessuno di essi conosce la mia storia, nessuno ha sentito il giardino dietro il grande cancello, gli stucchi candidi dentro l’oratorio, l’inferriata piena di arabeschi del palazzo dimenticato dall’oggi e rivolto ad un passato inutile sempre più lontano. Qui di me non resterà nulla e la palma incisa nella tenue tappezzeria azzurra del cielo mi incoraggia a chiudere il cerchio. Della vita o del pensiero non ha più importanza, com’è possibile che io adesso sia sereno?

domenica 22 giugno 2025

Ancora una guerra

L'attacco preventivo contro il programma nucleare iraniano iniziato questa notte dall'IAF non rappresenta una semplice azione difensiva, ma l'inizio di una lunga offensiva i cui preparativi (militari e di intelligence) sono durati anni. L'Iran, come prevedibile, ha già risposto all'attacco lanciando su Israele oltre 100 droni (non ancora arrivati a destinazione, nel momento in cui scrivo). Non è più tempo per azioni fini a se stesse, per indorare la pillola di fronte all'opinione pubblica, l'Iran ha risposto subito per la stessa ragione per cui Israele ha colpito i siti nucleari. Persino l'ONU nei giorni scorsi ha messo in guardia il mondo: l'Iran ha oggi sufficiente uranio per costruire almeno dieci bombe atomiche. Non c'è più margine d'errore: quando gli attacchi cesseranno o non esisterà più speranza per il futuro di Israele (e non solo) o non esisterà più il programma nucleare iraniano. Nonostante i rischi concreti della guerra in corso, credo valga la pena fare almeno tre osservazioni. 
 1) Gli Stati Uniti non hanno nemmeno provato a convincere Israele a non attaccare: coloro che credevano che Trump remasse contro Gerusalemme sbagliavano. Sono abbastanza convinto che, al netto dei tentativi diplomatici di rito (e d'inganno, ma è l'Iran ad aver ingannato il mondo intero), mettere una pietra tombale sulla follia partorita da Obama rappresenti una priorità anche per Washington. Tanto più se il problema viene risolto da altri. 
 2) Sarà interessante vedere quante e quali nazioni arabe sunnite aiuteranno, direttamente e indirettamente, Israele nella guerra contro l'Iran. Anche qui, qualcuno dovrà farsene una ragione: l'Iran degli ayatollah - e le organizzazioni terroristiche che finanzia oggi quel regime islamico - rappresenta un problema per tutti, in Medio Oriente e non solo. 
3) Checché ne dicano e scrivano sottomessi e utili idioti, rimane una certezza: il 7 ottobre 2023 ha cambiato definitivamente il Medio Oriente. Chi ancora non l'ha capito - di nuovo - se ne faccia una ragione. Provi ad usare quella frase infilata un po' dappertutto, spesso a sproposito, negli ultimi anni: niente sarà più come prima. Ecco, per quanto riguarda il criminale massacro compiuto da Hamas, è proprio così. A bamboccioni e provincialotti le bandierine, gli slogan obsoleti e le utopie, agli adulti il compito di provare a pianificare un futuro migliore per l'intera regione.

venerdì 20 giugno 2025

La superiorità

Il presupposto di una superiorità morale intrinseca della sinistra rispetto alla destra – spesso dipinta in modo caricaturale come fascista e retrograda – merita una decisa messa in discussione. Questo mito, radicato in una narrazione autoassolutoria, non regge a un esame serio della realtà, soprattutto quando si osservano le alleanze e le contraddizioni della sinistra contemporanea. Prendiamo un esempio emblematico: mentre la destra italiana, con Giorgia Meloni, si schiera senza ambiguità a fianco dell’Occidente e di Israele di fronte all’aggressione jihadista del 7 ottobre, una parte della sinistra europea (e non solo) ha mostrato simpatie per cause che poco hanno a che fare con la libertà. Si pensi a chi, in nome di un antimperialismo distorto, difende Putin – l’aggressore di Kiyv – o giustifica gli ayatollah iraniani, i talebani, o persino Hamas, movimento terrorista che opprime tanto gli israeliani quanto i palestinesi. 
La retorica della sinistra si fonda su un suprematismo morale: si autoproclama custode del bene assoluto, mentre bolla l’avversario come intrinsecamente malvagio. Eppure, questa presunta purezza ideologica si traduce spesso in complicità con i peggiori oppressori della storia recente. Se la moralità si misura dalla coerenza nella difesa della libertà e della dignità umana, allora è paradossale vedere certi intellettuali o politici di sinistra inneggiare a regimi teocratici o dittatoriali, pur di opporsi all’"imperialismo occidentale". Meloni, con tutti i suoi limiti, rappresenta un governo che – almeno sulla scena internazionale – sostiene la democrazia liberale contro i suoi nemici. Al contrario, quanti nella sinistra hanno applaudito alle brigate di Hamas, definendole "resistenza", o hanno taciuto di fronte alla repressione delle donne in Iran? La vera immoralità sta nel relativismo che equipara vittime e carnefici, nascondendosi dietro a un antifascismo di facciata mentre si stringono mani sporche di sangue. La sinistra dovrebbe abbandonare la retorica manichea del "noi buoni, voi cattivi" e fare un esame di coscienza. La moralità non si misura dall’etichetta politica, ma dalle scelte concrete: e se la destra oggi sbaglia su molti fronti, la sinistra non può ignorare di aver tradito i suoi stessi ideali progressisti ogni volta che ha scelto di fiancheggiare i nuovi fascismi del XXI secolo.

giovedì 19 giugno 2025

Io guardo il cielo sopra di me e voglio aspettare che questa sera smaltata e sensuale si spenga e mi lasci il tempo di capire e giudicare. La mia vita dorme nell’altra stanza, qui si sente solo il ronzio del ventilatore di raffreddamento del Pc. Silenzio, che meraviglia, così sembra tutto lontano. Anche la rabbia politica e quella esistenziale. E’ il senso della vita che mi sfugge o forse non la so raccontare? Domani mi impegnerò, domani quando questo silenzio imbarazzante sarà terminato.

mercoledì 18 giugno 2025

Tommy Robinson

I musulmani e altri sostenitori di Hamas stanno cercando disperatamente di far rimuovere un video per il cosiddetto "discorso di incitamento all'odio islamofobo". Ma cosa c'è di così provocatorio? Tommy Robinson sta semplicemente ripetendo ciò che i musulmani palestinesi gli hanno detto sull'Islam e sull'obbligo religioso di uccidere in suo nome. Questo è successo durante la sua visita in Israele e in Cisgiordania, quando ha scoperto in prima persona che i contribuenti britannici, lui compreso, stanno letteralmente finanziando i terroristi che lanciano attacchi, conducono la jihad e si fanno saltare in aria con orgoglio per "liberare" la terra cancellando Israele e sterminando la sua popolazione ebraica. I sostenitori di Hamas dicono che questo video deve essere vietato, non perché contiene "odio", ma perché chi parla è già nella lista nera. Tommy Robinson è colpevole fino a prova contraria. Non c'è bisogno di smascherarlo: basta affibbiargli l'etichetta di "islamofobo" e i censori faranno il resto. È esattamente così che i media britannici lo hanno messo a tacere per anni. Quindi, se sostenete la vera libertà di parola, non quella filtrata dai punti di discussione dell'ONU e dai pregiudizi della BBC, condividete questo video. Lasciate che la verità parli più forte delle loro campagne diffamatorie.

martedì 17 giugno 2025

Barba e massacri

Andateci voi con questi Barbuti massacratori di donne. Andateci voi con questi maniaci sessuali camuffati da agnelli da padri di famiglia benevoli. 
Andateci voi con questi sostenitori degli impalatori di Gaza. Ripeto impalatori. 
Andateci voi da questi miserabili costruttori di tane sotterranee da cui avrebbe dovuto partire l'ultima definitiva rivolta per il massacro degli ebrei. 
Andateci pure voi. 
Io me ne sto qui, saldamente al fianco di una delle cose più belle che l'umanità abbia mai partorito. Io me ne sto qui al fianco di Israele in difesa della nostra civiltà. Voi fate quello che vi pare. 
L'Iran degli Ayatollà, Hamas, Hezbollah e tutti i mosconi lerci che ci girano attorno teneteveli voi. Io sto con la bellezza, la civiltà, l'evoluzione. Am Israel Chai.

Un guizzo

Se non commento da qui il blog resterà invisibile, non sono certo che sia esattamente ciò che voglio. Della audience non me ne frega assolutamente nulla. Io vivo ormai altrove, ciò che ho scritto resta conservato nei miei archivi personali, col tempo si vedrà. Nessuna delle date inserite è veritiera, i testi appartengono al passato: spostarli in altro tempo è solo un guizzo!

La luce fragile

Non c'è più spazio per la fragilità della luce, il tempo odierno le è ostile. Ho nascosto ogni cosa e l'ho rimandata a un'altra stagione più lontana. La luce si accenderà da sola senza l'aiuto di nessuno e splenderà così come fu pensata finchè potrà. Volavo perchè ero un uccello, nessuno me lo aveva spiegato: osservare il mondo da sopra era l'unica prospettiva che conoscevo. Adesso volo perchè ho imparato e perchè voglio, ci sono molti fucili puntati là in basso, tacciono per ora ma presto faranno sentire la propria voce. Non protesto, non recrimino niente, non cerco spiegazioni salvifiche. Ogni mattina scrollo le ali, prendo la rincorsa e vado via caracollando. Prima ero solo un uccello adesso sono un essere umano.

Un luogo solitario

Questo luogo è destinato a restare solitario. In rete solo la "visita" presso le case altrui permettono a un blogger di avere visibilità...con tutto quel che segue. Io proverò a non visitare nessuno o quasi e mi autocondannerò a una pagina assolutamente silenziosa e non interlocutoria: la fine di un blogger! Esistono altre motivazioni oltre il proprio personale narcisismo o la follia per mantenere un atteggiamento simile? Se esistono trovatele voi nella remota eventualità che qualcuno capiti qui fortuitamente. Io di certo non ve ne darò agio, i commenti(!?) resteranno liberi proprio per tale motivo: l'immensa libertà della solitudine. Ho iniziato nel 2008 ma la scrittura parte da più lontano, dai primi anni 70: è lì che dovete cercare l'inizio, dal fondo pagina della mia anima, quando trasporre nero su bianco il mio mondo diventò un'abitudine. E’ evidente che le date di pubblicazione originali di questi post siano false, quelle che trovate in calce testimoniano solo “l’odierno”, la data vera risale a ere lontane, talvolta a decenni fa. Non credo sia un vero problema. Le relazioni virtuali non sono mai riuscito a gestirle in modo decente, non ho alternative e troppe le ferite che non riesco a far guarire ma questo non è un blog ad inviti. Cosa sia sinceramente non riesco a definirlo. Stasera tutti i post contenuti qui dentro vengono pubblicati. Spero siano letti con garbo e se possibile commentati allo stesso modo.

Prima

Prima c'era l'ideazione, poi è venuta la scrittura ed è vissuta per lungo tempo. Infine chi scrisse non c'è più e il tratto scritto serve solo a ricordare che è esistito.

Il pensiero visibile

Perduto nell'oceano immenso della rete. Senza coordinate conosciute nessuno entrerà mai qui. Il blog resterà sconosciuto per sempre a meno che io non faccia il gesto abituale di commentare da voi: facciamo tutti così, commento quindi esisto, ma io esisto anche senza commenti! Se non commento non saprete mai della mia esistenza e se non lo faccio con continuità nessuno di voi tornerà mai più qui da me! Tra un certo numero di anni forse la situazione cambierà: i testi potranno scorrere liberi, sarebbe così bello e liberatorio. Ma sono convinto che quando questi testi saranno visibili non è certo che i blog esisteranno ancora. Però mi piacerebbe fosse ancora possibile leggermi...voi riuscite ad immaginare un paradigma migliore dell'eternità della scrittura?

Salvo, solo e libero

Comunque sia il mio spazio è bellissimo non vi pare? Silenzioso, non invadente perchè non invade, non commenta, non cerca, non trova. Ci sono i miei testi, amati e levigati...prima erano molto più lunghi ma prima io ero un altro. Sì un altro. Adesso sto da solo, più che defilato, introvabile e se qualcuno mi incrocia può almeno lasciarmi un ciao. Ma così io sono salvo da tutto anche dalla stupidità che imperversa sul web. Salvo, solo e libero. Oltre la fine signori blogger, là dove si ascolta una musica diversa.

Più nulla da dire

Tutti questi anni... e proabilmente anche quelli precedenti all'avvento della rete, quelli in cui scrivere era solo un colloquio intimo tra me e la mia coscienza intellettuale: Ne sono trascorsi più di settanta. Io non sono altro che quello che scrivo, un blogger è aria, idea talvolta, mistero sempre. Se cercate troverete altro, altre tracce, parole sogni. Siate miti che il cielo è grande e lo spazio immenso per tutti. Qui le date sono artefatte, il blog è fermo e in sè concluso. Io non ho più nulla da dire. Voi?

Un passato felice

Questi post appartengono ad un passato felice, una stagione in cui, nonostante alcuni grossi fastidi nelle relazioni col "resto del web", la mia vita qui aveva un buon sapore. Oggi, dieci anni dopo, tutto è cambiato ma la scrittura resta, quella che leggete qui. Le date di pubblicazione sono fasulle, i commenti non sono moderati, Io sono altrove o meglio non ci sono più! Chi resta e legge faccia come vuole, il resto per me conta ormai molto poco. SICILIA ORIENTALE GENNAIO 2025.

UNA PROMESSA A ME STESSO

Sono riuscito a scivolare via? Nessuna decisione temporale presa, non adesso, solo più di un centinaio di post rimessi in libertà nel silenzio della pace. Quella che non ho io. Ciò che scrivo ricomparirà un giorno, non so quando, ricomparirà tutto perchè la scrittura infine resta. Sempre Ho trascorso molto tempo in rete, l'ho fatto con serietà e ho scritto moltissimo, mi è sembrato sciocco eliminare con un clic tutto questa mole di lavoro. Ma io adesso sono veramente fuori da questo ambiente. La moderazione inserita non ha nessuna volontà censoria ma serve solo a dimostrare che ho letto le vostre eventuali parole. Quando per lungo tempo non ne vedrete più significherà che il blogger è passato a miglior vita. La scrittura resterà.

Geroglifici

Guarda i miei geroglifici, avverti il sapore della inutilità. Questa notte come le altre in fila ad attendere un'altra vita e un altro senso. Dopo aver scritto penso sempre che a queste righe non ne potranno seguire altre, che queste righe siano totali e intoccabili, sintesi perfetta della fine e del nuovo inizio: una clessidra e noi polvere là dentro. Questo mi uccide, questo è appunto l’ombra del silenzio per il quale non c’è descrizione possibile. Ho provato a pensare di aver scritto ieri o l'altro ieri, poi mi sono perso nell'oggi. Ho ucciso il tempo ma esso mi insegue: questo è il suo epitaffio. Ci vuole tempo, uno diverso per ogni cosa, uno adeguato al mio tempo. Scrivere, rispondere, non rispondere, riflettere, guardare, sognare : ci vuole tempo. Abbiatene. Il mio qui è finito, Impedirò i commenti nella speranza che almeno ora abbiate la compiacenza e il rispetto che a molti di voi è mancato nei miei confronti. In fondo vorrei soltanto una lettura silenziosa, alla mia età penso di meritarla. Ossequi.

Basta

Annego mentre nuoto verso questo orizzonte sempre uguale: vorrei dire che sono stanco ma non è vero, sono confuso. E continuo a nuotare, annegare è una variante, un diversivo utile a sentire l’acqua. Ciao diario virtuale sono stato pieno di addii, adesso basta.

Varie ed eventuali

Questi testi sono personali e privati non pretendono nulla, nemmeno una risposta, sono stati scritti per un'intima esigenza o un bisogno di liberazione; l'unica cosa che vorrei per loro è che fossero rispettati. E’ sbagliato, lo è nell’intimo questo sistema di venire a leggervi e cercare, cercare disperatamente di commentare qualcosa di decente... anche se non c’è niente da dire, anche se non c’è niente da aggiungere a quel post. Commentare per dire invece – io esisto!- passa da me, che ti costa, io l’ho fatto….magari sono giorni che cerco tra le tue righe qualcosa che mi stimoli a espormi….magari non mi importa nulla di ciò che scrivi, oppure mi piace sì ma non più di tanto…nel frattempo ti commento, mi esibisco anch’io e prima o poi qualcosa accadrà. E’ sbagliato signori, è una questua continua senza senso che ci immiserisce; sarebbe molto meglio che una piattaforma da blog avesse un INDICE DEGLI ISCRITTI con il loro bravo link, un elenco di appartenenti che chiunque può sfogliare e forse trovarvi un interlocutore vero. Io non elemosino più il vostro interesse. Questo blog è un inno alla mia personale solitudine che neanche 15 anni di rete sono riusciti a colmare. I post sono commentabili per mia precisa volontà.

Fantasmi

Scrivo come se tutti i miei fantasmi avessero vita vera, le maschere che porto mi illudo di averle costruite io: ho una password, una tastiera e il sipario si è già alzato. Scrivo "come se", vivo allo stesso modo. L'orgoglio mi pesa. Lo tengo a distanza ma lui si avvicina e, a volte, mi morde con sorprendente ferocia. La mitezza non è mai stata il mio forte, tengo duro, cerco di dimenticare, prego Dio tutti i giorni di farmi dimenticare, di darmi il dolce assenzio dell'oblio ma non vengo ascoltato. E' la mia pena costante. Sapere e aver saputo, leggere e aver letto e poi studiato...

lunedì 16 giugno 2025

Il significato di una parola

È incredibile come il destino dei leaderini delle nazioni musulmane che desideravano cancellare dalle cartine geografiche lo Stato ebraico (ma vale anche per quelli delle organizzazioni terroristiche) sia sempre lo stesso. 
Fanno i fenomeni, grandi proclami, piazze piene, minacciano, Allah è grande, massacrano (innanzitutto la loro gente), attaccano Israele. Ottengono qualche "strepitoso" successo iniziale, tipo massacrare a colpi di kalashnikov 1200 persone disarmate colte di sorpresa. E poi perdono. Immancabilmente. In maniera netta e umiliante. 
A quel punto comincia la fase due: richiesta di tregue, richiesta di colloqui, richieste di negoziati, richiesta di "diritti al ritorno", fake-news a pioggia e così via. Più le prendono e più avanzano richieste. E più avanzano richieste e più meriterebbero schiaffi in faccia. Si nascondono sotto terra, vigliacchi ed egoisti, e poi scappano, voltando le spalle a quelli ai quali fino al giorno prima avevano imposto fedeltà assoluta, pena la morte. Alcuni ci riescono, altri no. Fine, avanti il prossimo. 
Non imparano nemmeno dalla loro storia, una storia di sonore umiliazioni, per lo più cominciate tutte, in epoca recente, nella stessa maniera: una tempesta dal cielo. Non alzano mai gli occhi al cielo, nemmeno quando pregano, la loro religione (islam) ha un significato preciso (sottomissione): il loro orizzonte, fisico ma anche culturale, è la sabbia del deserto. Vorrebbero rubare la Terra agli ebrei, ma non sono nemmeno in grado di controllare i loro cieli. Se fosse esistita l'aviazione ai tempi di Maometto, che mondo sarebbe quello di oggi?

La guerra israele-Iran e il diritto internazionale

Due frasi si stanno ripetendo come un mantra in questi giorni, da quando Israele ha avviato operazioni contro il regime iraniano: 
1. “Oddio, Israele sta operando al di fuori del diritto internazionale! Un insieme di equilibri che ha retto il mondo fino a ieri, ohibò, ma dove andremo a finire?” 
2. “Quindi se la guerra preventiva la fa Israele va bene, ma se la fa la Russia no?” Entrambe meritano una risposta, ma iniziamo dalla seconda, che è logicamente la più debole. La seconda è una falsa equivalenza. Se Zelensky avesse dichiarato, come Khamenei, la volontà di distruggere Mosca e avesse circondato la Russia con un “anello di fuoco” – milizie armate, droni, finanziamenti a gruppi terroristici – allora Putin avrebbe potuto invocare una qualche forma di legittima difesa preventiva. Ma la realtà è opposta: è la Russia ad aver invaso un paese sovrano che non minacciava Mosca, e lo ha fatto per riaffermare un dominio imperiale. L’Ucraina combatte per la propria libertà, non per l’eliminazione della Russia. Il paragone è semplicemente scorretto. 
Sulla prima affermazione – Israele e il diritto internazionale – varrebbe la pena aprire un dibattito serio. Ma bisogna partire da una constatazione: l’idea che il “diritto internazionale” sia una sfera neutra, razionale e imparziale è una pia illusione. Per decenni, le Nazioni Unite hanno operato con un bias sistematico contro Israele, reso evidente sia dal numero sproporzionato di risoluzioni contro lo Stato ebraico, sia dalla natura delle stesse. Basti pensare che: La Cina ha annesso il Tibet e represso brutalmente minoranze come gli uiguri, ma le risoluzioni ONU a riguardo si contano sulle dita di una mano. La Giordania aveva annesso la Cisgiordania nel 1948 – senza alcun riconoscimento internazionale – e nessuno protestò. Ma quando Israele, in seguito a una guerra difensiva nel 1967, conquistò quegli stessi territori, improvvisamente fu cucita su misura una nuova norma: “il divieto di annettersi territori conquistati militarmente”. Curiosamente, questa norma non fu retroattiva per altri casi storici, ma si applicò con precisione chirurgica solo a Israele. 
Nel 1975 l’Assemblea Generale approvò una delle risoluzioni più vergognose della storia dell’ONU: quella che definiva il sionismo una forma di razzismo. Un atto ideologico voluto dall’URSS e dai paesi arabi per ribaltare la narrazione dopo la sconfitta militare del 1973, convertendo la guerra sul campo in una guerra simbolica e diplomatica. 
A questo punto, la domanda è lecita: Che cos’è, davvero, il “diritto internazionale”? Una norma universale e oggettiva, o piuttosto il prodotto delle forze geopolitiche dominanti, delle alleanze contingenti e dei compromessi fra blocchi contrapposti? Il regime iraniano, per esempio, quanto ha beneficiato della protezione sovietica e russa nel mantenere la propria posizione all’ONU? Quanto delle sue violazioni dei diritti umani, della sua politica espansionista, della repressione interna è stato sistematicamente ignorato dai paladini del “diritto internazionale”? E perché Israele è l’unico Stato al mondo al quale si chiede continuamente di giustificare la propria esistenza? Il diritto internazionale non è un oracolo neutro, ma un campo di battaglia dove si combattono narrazioni, interessi, egemonie. Non esiste una bilancia immacolata che pesi le azioni di ogni Stato con la stessa misura. E chi oggi grida allo scandalo perché Israele “viola il diritto”, spesso tace – o ha taciuto – di fronte a ben più gravi violazioni commesse da altri attori internazionali.

domenica 15 giugno 2025

Un addio

So perfettamente qual'è il destino delle mie cose lasciate così in rete senza interrelazioni, non so fare altrimenti e non posso nemmeno dire che sia contento della mia decisione: essa è e resta forzata e ciò ha una pregnanza difficilmente camuffabile. C'è un mezzo infallibile per scrivere in assoluta solitudine in rete: NON COMMENTARE MAI DA NESSUN'ALTRA PARTE! Scrivere senza alcun ritorno, scrivere per il gusto di farlo, scrivere per liberazione. Poi sia quel che sia. Che io non scriva più sui blog è un fatto assodato ormai da più di un anno: Non è destinato a cambiare. Le date di questi post quindi non hanno alcun valore reale, esse servono solo a dare un minimo di ordine ai testi. Qui c'è una buona parte della mia produzione in rete rappresentata da frammenti di testi molto più lunghi. Questo è un addio.
La vita è fatta di tante piccole finzioni, piccoli inganni. La vita è un gioco d’illusionismo. Un gioco d’ombre che si stagliano gigantesche su uno sconfinato muro bianco. Capita che tu non te ne accorga ma intanto qualcuno ha cambiato l’angolazione delle luci. Cambia la regia. Il trucco si svela. La verità si confonde. La scenografia resta sempre immensa, tu scopri di essere quello che sei, un minuscolo attore che balbetta la sua parte. Forse la vita è questo, mi dico. È rimanere nei ruoli, rimanerne prigionieri e imbrogliare le stagioni con una infinita primavera. E io che scrivo ancora su un blog, a che serve un blog? E’ un diario, un palcoscenico? A che serve? A volte serve a capire, ma solo a volte.

Sionismo

Ci troviamo oggi in una temperie culturale in cui la parola sionista viene usata come un insulto, scagliata con aggressività da persone spesso molto compiaciute della propria posizione morale. Questo uso distorto del termine non è solo sbagliato: è un fallimento umano, culturale e politico. Il termine sionismo, infatti, indica unicamente il movimento di liberazione nazionale del popolo ebraico, volto a garantirne l’autodeterminazione. 
Esistono diverse declinazioni storiche e ideologiche del sionismo (religioso, laico, socialista, revisionista, ecc.), ma tutte riconducono a questo nucleo fondamentale: il diritto del popolo ebraico a esistere come nazione nella propria terra. Si può discutere delle forme storiche che ha assunto, ma non si può negarne il significato originario, così come non si può dire che “acqua” significhi fuoco. Eppure, oggi, il termine viene svuotato del suo significato e riempito di proiezioni ideologiche, odiose e spesso antisemite. Questa deriva ha almeno tre cause fondamentali: 1. Propaganda consapevole Alcuni usano il termine sionista come sinonimo di oppressore, colonizzatore, o addirittura demone globale. Sanno perfettamente che stanno falsificando il termine, ma lo fanno deliberatamente, come strumento di guerra simbolica. Non si tratta di ignoranza, ma di propaganda: l’obiettivo non è capire, ma colpire, disumanizzare, delegittimare un intero popolo attraverso una semplificazione tossica. 2. Delirio identitario e fallimento personale Altri, forse la maggioranza, lo fanno perché affascinati da una visione del mondo complottista, in cui esisterebbe un élite nascosta—i "sionisti", appunto—che controlla tutto. In questa narrativa, chi "scopre la verità" si sente parte di un’élite alternativa, una sorta di aristocrazia segreta del pensiero. È una forma di narcisismo intellettuale: si abbandona la fatica dello studio e del pensiero critico in favore di una gratificazione immediata, in cui ogni complessità è ridotta a una lotta fra Bene e Male. Questa mentalità non emancipa: infantilizza. È una religione secolarizzata che promette l’illuminazione attraverso il sospetto anziché la conoscenza. 3. Fallimento politico Infine, c’è un piano più ampio: quello della crisi della politica come spazio di confronto e ricerca del bene comune. La politica cede il passo al culto ideologico. Viene premiato non chi cerca soluzioni, ma chi aderisce al dogma. In questo contesto, usare “sionista” come insulto non è più un errore linguistico: è un sintomo. Sintomo di una politica ridotta a teatro moralistico, in cui contano le appartenenze simboliche più delle responsabilità reali. Siamo così di fronte a un fallimento triplice: umano, perché tradisce l’onestà intellettuale; culturale, perché sostituisce la complessità con il pregiudizio; politico, perché affossa la possibilità stessa del dialogo democratico. Recuperare il significato autentico delle parole non è una battaglia di vocabolario, ma un atto etico e civile. Finché termini come sionismo verranno manipolati per alimentare odio, non ci sarà spazio né per la giustizia né per la pace.

sabato 14 giugno 2025

Inutile dissidio delle ultime settantadue estati. Parole esitanti, stonate, risibili caricature del mio sosia che malamente recita il ruolo che fu di altri. Quando certa sarà stabilita La mia definitiva inutilità vecchiaia e saggezza mi riporteranno a casa mia. La porta sarà aperta, abbraccerò le pareti bianche mi confonderò con esse. E infine non ci sarà più nessuno che mi dirà che troppo grande è stata la malinconia di vivere. Adesso che sei passata e sei tornata adesso ti insinui mentre ti guardi in giro. Tra un po' sarai col dito alzato e una sintassi controversa a giudicare analizzare sfoltire immobilizzare questi ultimi anni. E ti ho detto dei recenti silenzi: mi hai risposto che erano troppo rumorosi. E mi hai detto che insopportabile e' il lento trascorrere del tempo appresso senza un pugnale che blocchi il passato alle proprie responsabilita'. Magnifica e furente eri mentre squassavi il presente e infierivi sui miei ricordi. Mi hai amato? Ti ho amato? Ci siamo rincorsi? Ci siamo persi? Eri senza di me nell'altro tempo quello che tu dici di bilanci? E ti ho detto che non di bilanci di analisi rilette e affettuose sino alla morte e' ora il momento. Questo e' tempo di astrazioni, di follia immediata per me e per te di un unico amplesso sbagliato da ricordare come l'amore che, trovandoci senz'altro riflessivi, di noi si e' disgustato. Adesso che sei passata dentro i miei occhi e sei tornata per l'ultimo ritardo E' quando la luce vacilla e va via che arrivano gli altri colori. Tornano a grumi i ricordi come collane delle altre vite che io ho finto di dimenticare. Si riflettono in questa, danzano sui miei capelli, mi trascinano, timido, in un ballo pubblico sotto gli occhi di spettatori diversamente interessati. A volte rovescio il capo all'indietro e mi concedo. Allora è bellissimo, i cieli, le strade, le stagioni, i visi e le parole, mi sfondano il cuore senza farmi male. Allora io sono vero, senza luci di scena falsi eroismi, concrete paure. Sono quel che mia madre ama e teme io sia: un lucido errore che riconosce se stesso. Aspetto che gli astri terminino il loro ciclo, domattina non potrò dire di aver sognato non riesco mai a dividere esattamente i sogni dalla realtà, l'oggi da ieri, i miei occhi stanchi dai miei piedi di bambino. E' di sera che il quadro si compone ed io che sono malato alzo il viso verso l'eco delle mie ombre in direzione del mio respiro lontano. Non ti ho mai incontrato, non ti ho mai guardato lo sguardo, non una carezza; lo stesso tu per me. Abbiamo fatto l’amore in altro modo e pensavo di lasciarti Didone nel tuo anfiteatro di pietra in riva al mare, in linea col canovaccio maschile dello scorso millennio. Non ci sono riuscito: per altre strade il senso e il profumo della vita mi hanno raggiunto sotto forma di versi. Imparai da bambino a centellinare la magia che una ragazza sparge attorno a sé. Scivolare tra le pieghe di un suo sguardo, assaporare poi, nel ricordo di un’ora dopo, la trasparenza di una mano, il particolare timbro di un silenzio, gli altri mondi soltanto accennati in un volgere del capo. Ti osservo ancora a quel modo e tu giochi a far finta di non saperlo. Imparai da ragazzo a rincorrere la diaspora di pensieri che una donna porta con sé. Ed è così che non ho mai scordato il primo stupore di te. Un po’ di quella magia ancora s’insinua tra noi come una carezza di seta al termine di questo giorno. In qualche luogo della Sicilia orientale al termine di questa estate. 

Da che parte stare

Il miglior venerdì e Shabbat di sempre. Sembra quasi Natale anticipato. Pace attraverso la forza,concetto difficile da digerire Scegliete da che parte stare. Il bene o il male. Non c'è via di mezzo. I rapporti confermano che Israele ha lanciato un chiaro avvertimento al regime islamico iraniano: se reagite, il leader supremo Khamenei, il suo malvagio figlio, i suoi consiglieri e l'intera leadership del vostro regime saranno eliminati entro una settimana. Questo è un momento storico. State dalla parte dell'umanità, non degli attivisti antisemiti della Fratellanza Musulmana che stanno contaminando l'Occidente. State dalla parte dei leoni che si stanno risvegliando... non dei mostri che hanno rapito bambini, violentato donne e bruciato vivi gli anziani, che impiccano i gay e le ragazze che non mettono il velo Gli islamisti di Teheran non hanno preso di mira solo Gerusalemme. Prima hanno puntato i loro missili sulla Mecca. Ancora una volta... Questo è quello che sono. Scegliete da che parte stare. Il bene o il male. Non c'è via di mezzo.

sabato 7 giugno 2025

Sono figlio della borghesia colta palermitana, cresciuto a pane e letteratura, ad urla e silenzi, a scirocco e nebbie lombarde, a Mozart e beat generation: per lungo tempo ho creduto che fosse possibile vivere tutte queste sinapsi senza strappare la tela della mia vita. E’ una menzogna.

martedì 3 giugno 2025

Però in certe mattine silenziose e assenti come questa, quando apro la mia pagina mi sento pulito; non devo dire a nessuno da dove vengo e dove mi dirigo. Quello che ho scritto mi sta davanti ed io lo guardo con grande serenità. Svaniscono le discussioni, le incomprensioni, gli asti, resto io solo e pulito, senza alcuna altra specificazione. Enzo, così com'è.

venerdì 30 maggio 2025

Molti ormai in rete si sono via via convinti che scrivere scemenze ben vestite ed obbiettivamente ostiche e quindi in commentabili sia il preciso compito di un blogger “alternativo”. Non sarò io certamente a convincerli della stupidità e sterilità di tale convinzione: i Blog come mezzo di scambio e comunicazione avevano dei limiti intrinseci che adesso sono diventati palesi, può darsi che durino (incredibilmente) ancora qualche lustro oppure che implodano schiacciati dal loro stesso vuoto interiore. La comunicazione cercherà altre strade, le finte chat altri attori, i falsi scrittori nuovi editori. Solo l’amore continuerà a macerarci l’anima perché non troverà né pace né assoluzione.

lunedì 26 maggio 2025

I maschi col pene-blogger in erezione ci provano sempre e in ogni modo, si nascondono sperando di non darlo a vedere e se va male si ritirano in buon ordine sperando in un’altra chance o in una prossima blogger. Le femmine non te la perdonano e se le rifiuti, se non sottostai al loro quoziente seduttivo se, insomma, non accetti il colloquio all’interno di due gambe virtualmente accavallate diventano delle erinni pericolose. Io porto incisa sulla mia pelle di blogger molte esperienze di questo tipo. Nessun uomo può fare a meno del testosterone e nessuna donna vera vorrebbe che lo facesse. Ho incontrato una quantità di cretine ovariche sul web e fuori, talvolta ne ho scritto ma non le ho mai considerate la norma.

giovedì 22 maggio 2025

Quando accade di buttar giù qualcosa di nuovo è sempre a a causa di un evento eccezionale, di un interlocutore particolare.. in quel caso invece di scrivere un post personale mio scrivo un commento o una risposta. Tutto resta per fortuna confinato in un grande riserbo senza strilli, polemiche sciocche, sottintesi pruriginosi e minchiate di questo tipo. Tutto somiglia di più ad un libro e al cartaceo da cui naturalmente sono nato.

domenica 18 maggio 2025

Francamente credo che il cammino sia segnato e in fondo non mi dispiace, scrivo e mi incazzo mille volte al giorno, ho un nodo qui dentro che si scioglie solo così compulsivamente per un breve istante davanti alla fila ordinata di questi segni neri su fondo bianco.

giovedì 15 maggio 2025

Tre anni fa

E' successo circa tre anni fa: dopo un buon numero di convulsioni e decisioni rivedute, corrette, rinnegate, mi è rimasta un'unica idea: fare di tutta la mia produzione in rete un libro. Idea esagerata per molti motivi, il principale è la mediocre qualità degli scritti, il secondario è la mia incapacità di propormi a un editore, l'ultimo il grande senso di inutilità del tutto. La condizione di salute ha messo la parola fine sull'idea iniziale. Tuttavia scrivo da quasi 55 anni, mi è sempre piaciuto farlo ed è il mezzo mio preferito per comunicare col mondo esterno; il Blog si è delineato come l'unica alternativa decente per me, un buon sistema per nutrire il mio narcisismo al crepuscolo. Così ho deciso di lasciare visibili in rete alcuni blog , vetrine di un'esistenza trascorsa a leggere e a pensare di poter essere considerato uno scrittore ma so bene di non averne le qualità, posso tuttavia considerarmi un meridionale discretamente alfabetizzato, reggo il racconto breve ma non un vero libro o un saggio o addirittura un romanzo, esprimo alcune opinioni e mi isolo ancora di più da un contesto socioculturale in cui non mi riconosco più. Ma la scrittura mi ha liberato, ha dato un senso a molti momenti della mia vita e ad essa sto delegando l'ultimo ricordo di me stesso.

mercoledì 14 maggio 2025

C’è uno spazio aperto e, al di là di esso, altri territori che un giorno di molto tempo fa osservai da vicino: imparai che si trapassa da una stagione all’altra e che questo guscio che ho, cui sono così affezionato, dovrò lasciarlo per un altro e un altro ancora. Il bello è che per una inspiegabile magia ci scordiamo di essere esistiti in un certo modo appena entriamo in confidenza con la nuova situazione e quindi tutto ci appare vergine e misterioso. Ora no, ora sono ficcato dentro quest’abito da Enzo con i suoi pensieri e i suoi amori perduti, ora sono dentro questo blog che tra qualche istante sarà corroso dalla benevolenza, dalla curiosità o dal livore incoercibile di qualche passante.

sabato 10 maggio 2025

Non contiamo niente, non conto niente, non significa niente quello che ci facciamo scorrere tra le dita dicendoci l’un l’altro che siamo e dobbiamo stare attenti ai nostri personali confini esistenziali; è tutto altrove e non so dirvi dove ma lo vedo, posato un po’ più in là sul mio orizzonte. Una beffa, l’ennesima o sempre la stessa? Scrivi Enzo, lascia una traccia, questa notte che ci sei, domani potrebbe restare solo chi ti legge le carte, senza il tuo intervento a correggere l’inutilità del vivere così. Senza il tuo commiato. La notte è bellissima, la pagina non è più bianca e i pescatori tra qualche ora torneranno a riva: avranno una stanchezza meritata e non scritta, migliore di questa mia accidiosa e mentale. Dormiranno poi e non ci sarà nulla da leggere o commentare.

mercoledì 7 maggio 2025

Webrunner-

Più di 20 anni in rete e centinaia di post, altrettanti incontri e molte questioni irrisolte: questa è stata finora la mia vita qui. Mi ha deluso e mi avete deluso! Poca vera comunicazione, paletti ovunque, equivoci a gogò. Pretendo troppo? Non credo, volevo solo un minimo di educazione se poi ci fosse anche cultura sarebbe perfetto. Questo è un blog "finito" e in se concluso, i testi sono tutti programmati, molti di essi risalgono a decenni fa in era pre-web: ho scelto un vecchio e amatissimo template, centinaia di immagini ed ho provato a giocare seriamente come molto tempo fa. Questo spazio è solo una traccia del mio passaggio nell'ambiente virtuale, non chiede nulla e nulla cerca. 

martedì 6 maggio 2025

Stanotte la notte è seria: niente storie, fa quel che vuoi, scrivi se ne sei capace e non chiederti nulla. Si scrive per camuffare o vestire di sé l’altra scrittura, quella che ci portiamo dentro, quella che non lascia spazio a svolazzi sintattici e che non degna nessuno di benevolenze temporali. Se stanotte non mi fossi messo alla tastiera non sarebbe cambiato nulla, il mistero di questa veglia gonfia di attese e ricordi si sarebbe spiegato in maniera diversa, non potrò mai sapere dove e come sarebbe giunto ad altri da me.

venerdì 2 maggio 2025

Ungaretti a quattordici anni, quasi di nascosto chissà poi perchè. Ma dirlo ai ragazzi del pallone non era proprio il caso, io avevo una grande biblioteca a casa loro no e in più ero siciliano, dir loro di Ungaretti sarebbe stata l'occasione per alimentare un rancore subdolo che io non avrei saputo gestire. Negli anni a venire ci furono poi Pessoa, Emily Dickinson, Garcia Lorca, Neruda; attorno ai sedici diciassette anni causa innamoramento e società spuntarono Wystan Auden e Edgard Lee Master (complice un De Andrè favoloso). Non ha nessuna importanza dire qui di tutti gli altri ma ci sono stati e ci sono, forti e immanenti, la poesia mi ha trasfigurato l'anima e ancora oggi se leggo Montale o Sylvia Plath vado in luoghi di cui non ho mai scritto. Vorrei farlo, vorrei tanto che fosse questa la mia ultima fatica, il mio cerchio chiuso. Scrivere di poesie, riproporle e raccontare i loro autori perchè dicendo di loro finalmente parlerei di me in modo nuovo e più adeguato alla mia essenza. Vedete? Il blog è qui, terminato e placido, per certi versi lontano e definito.

giovedì 1 maggio 2025

AMEN - ANNO 2022

Non mi piace il tipo di comunicazione dei social ma forse non mi piacciono la gran parte di coloro che li abitano! Non mi piaccio nemmeno io quando mi relaziono con essi (quasi mai). Questo non è un semplice diario privato, non dovrebbe esserlo, non è il veicolo per esternare urbi et orbi convinzioni-assiomi non sostenute in genere da niente altro che la propria crassa e arrogante ignoranza. Non so più cosa sia una scrittura in ambiente virtuale, è un vero dramma ogni volta che apro queste pagine perchè mi pare che invece voi tutti abbiate le idee molto più chiare delle mie, ma so bene cosa e come sono io: un vecchio borghese alfabetizzato, solitario e scontroso che ha deciso di tornare al vecchio cartaceo luogo a lui moto più congeniale. Osservo anche che la gran parte dei blog e dei social leggibili (gli altri sono inqualificabili chat) sono tutti orientati decisamente a sinistra, non esiste altra dimensione culturale, non esistono altre storie, non devono sopravvivere altre valutazioni intellettuali. Quindi io NON DEVO ESISTERE. Per favore non fate la faccia indignata e non pensate neppure per un momento che il problema sia solo da attribuire alla mia incapacità di comunicare o reggere qualsivoglia confronto. Il problema attiene invece a una dittatura del pensiero e della comunicazione asfissiante ed è attualmente insolubile perchè abbiamo linguaggi terminologicamente e concettualmente distanti anni luce; si chiama divario generazionale acuito da non conoscenze storiche sociali e culturali che, permettetemi di dirlo, spesso sono solo vostre. Vostre perchè non leggete, leggete poco o solo un certo tipo di letteratura. Monocorde, ideologicamente dittatoriale e aliena da qualsiasi tipo di dubbio. Da anni ho provato a dire la mia altrove, da anni vengo messo da parte, isolato e guardato con sospetto. Credo di poterlo dire con pacatezza: io non appartengo a questo vostro mondo di tutti uguali e tutti in coro. Anche nelle ultime ore ho girato per il web alla ricerca di una voce critica sul mondo e sulle cronache di questi tempi. Niente da fare. Far scappare la maggior parte dei lettori da questo blog è semplice, basta dire sinceramente la propria verità... Esattamente ciò che farò adesso. 

Non mi piace per nulla Papa Bergoglio e non mi è mai piaciuta la millenaria intromissione politica della Chiesa nelle faccende italiane ed europee. Basterebbe sfogliare un libro di storia, dalla Donazione di Costantino in poi, passando dal periodo Avignonese e transitando attraverso i papi del 500- 600 laidi guerrieri cinici...Politici in senso stretto. Ma che serve dirlo al popolo dei blog? Serve solo a farsi insultare sia dai clericali incalliti che dai marxisti ecumenisti bergogliani odierni. Bergoglio comunque sta preparando con lucido cinismo un nuovo scisma dopo 5 secoli da quello protestante, non difende i cristiani e non controbatte teologicamente l'Islam che possiede principi molto diversi. Bergoglio sta distruggendo il cristianesimo tra gli applausi della gran parte della rete a me conosciuta. Non mi piace questa pseudo sinistra che da dieci anni domina sulle nostre vite. Pseudo non perché si sia evoluta o adeguata a tempi socialmente diversi ma perché ha misconosciuto il portato storico del socialismo teso alla difesa dei lavoratori, al loro sviluppo economico e intellettuale, perché appoggia ideologie terribili verso le donne e il popolo italiano che afferma di difendere mentre in realtà fa da volano a un imperialismo capitalistico più duro che mai. Come si può considerare Renzi un uomo di sinistra, la Boldrini un difensore delle donne, Asia Argento dal pugno chiuso una forte intellettuale o combattente di sinistra? Nessuno di tali personaggi possiede un grammo della serietà di Nilde Iotti o di Pertini!! La sinistra che fa opposizione anche in rete sui blog è un fenomeno di una tale mediocrità e volgarità da non meritare nulla, nemmeno queste mie righe. Intanto fa proseliti sulle vostre pagine e nei vostri salotti " culturali". 

La questione clandestini sul territorio nazionale è gestita in modo vergognoso, direi senza senso ne umano ne politico; la clandestinità è un reato ovunque e i confini nazionali esistono ovunque perché le nazioni esistono su tutto il pianeta qualunque sia il loro regime politico. In nessun luogo al mondo l’arrivo in massa di esseri umani con abitudini e culture diverse ha prodotto SOLO effetti positivi, la storia ce lo dice a chiare lettere e ci dice anche che solo un’integrazione pulita con il vecchio tessuto sociale in cui ti presenti può essere accettata. Il contrario produce devastazioni terribili. Non si è mai visto che una civiltà debba sparire autoconsegnandosi ad un’altra che la invade con arroganza. I termini della questione sono ben diversi, i valori dell’Europa millenaria non sono inferiori a quelli delle foreste o dei deserti africani, non si capisce il senso di chi afferma il contrario. Inoltre l'azione delle ONG è palesemente una versione moderna delle navi negriere fine XVIII secolo e non capisco secondo quale criterio si possa favorire una immigrazione incontrollata in un paese che ha enormi problemi economici, sociali ed etici. Una follia ipocrita e letale spacciata per solidarietà umana, la stessa con cui riempire di nuovi schiavi le bidonville e le baraccopoli del nostro territorio, campi di concentramento per schiavi sotto l'occhio indifferente delle Prefetture! Lo schiavismo dei caporali, la lotta tra poveri e il loro sfruttamento deriva direttamente dalla politica immigrazionistica dei governi precedenti a questo. Non c'è nessuna integrazione perché la gran parte di uomini che arriva qui non ha alcun interesse a conoscere e accettare e rispettare l'Italia come è stata e come è. Che maledetto senso può avere gente di colore che manifesta per l'ANPI? Cosa diavolo può saperne un ragazzo di vent'anni nigeriano sbarcato ieri in Italia della guerra civile del 43-45, del Fascismo, del corporativismo, di Matteotti, di Gentile, di Badoglio, dei Savoia. In realtà non ne sapete nulla nemmeno voi! Il dramma è questo: chiunque scrive senza sapere le enormi corbellerie che scrive e tutti vi applaudite tra voi. Bene bravi bis e guai a dire qualcosa di diverso. Stronzo supponente...Fascista! 

Ritengo l’Islam un cancro mortale. l'Islam è in rotta di collisione con tutto quello che in mille anni ha prodotto la civiltà europea occidentale. Da qualsiasi punto di vista lo si consideri un intellettuale soprattutto se di sinistra, soprattutto se di sesso femminile dovrebbe combatterlo come la peste. Musica, pittura, scrittura, equiparazione dei sessi, sessualità, rapporti sociali...Mi fermo per non vomitare! l'Islam non si integra vi integra volenti o nolenti! Ma voi continuate pure a volteggiare sul vostro cadavere intellettuale. Considero La signora Boldrini una iattura nazionale, é incredibile che una tale mediocre e ignorantissima figura sia diventata la terza carica di uno stato! Inconcepibile. Mattarella non mi rappresenta, non mi piace e lo considero una figura mediocre e senza spessore, mi spiace solo che sia un mio concittadino allo stesso modo in cui mi vergogno che Orlando possa essere sindaco della capitale della Sicilia. Un palermitano ridicolo, senza spessore, legato solo all'apparire in tendenza, l'uomo che osò infangare l'attività di Falcone poco prima che egli morisse nell'attentato mafioso di Capaci. Solo per questo il signor Orlando col copricapo arabo in testa farebbe meglio a dimettersi e provare semmai ad aprire una friggitoria nel centro storico e dedicarsi al pane e panelle, pane ca' meusa e quarume. Ci facissi chiu' figura. Saviano mi ha deluso, è un intellettuale senza dignità propria, una mente a pagamento di una ben specifica corte. Peccato, un vero peccato, dai tempi di Gomorra l'acqua passata sotto i ponti non gli ha dato lustro lo ha solo appiattito in una serie di polemiche e insulti che gettano su di lui una luce malevola. Cortigiano come tutti del resto! La magistratura è quasi del tutto rossa quindi non è seria e non è nemmeno un riferimento di legalità. La giustizia e l'amministrazione di essa non può avere colore politico, un magistrato non ha tessera di partito, se la manifesta si dimetta! 

La magistratura non può permettersi di appiattirsi su un gioco politico e ideologico che non le compete profittando tra l'altro della sostanziale impunità dei suoi componenti. Intoccabili! Ma fallibili!!! Così diventano solo poveri comuni stronzi, come tutti. Ritengo gran parte dell’elettorato leghista una massa di razzisti verso i meridionali ed io sono meridionale. La base leghista, il suo zoccolo duro è assolutamente convinto di poter fare a meno del sud non riconoscendo ad esso nessun valore culturale, sociale ed etico. Il motivo è molto semplice ignoranza storica totale e paura di un confronto serio dal quale uscirebbe sconfitto. Non considero L’Italia una Nazione e gli italiani un vero popolo, non lo sono mai stati e questa unità tanto strombazzata è meno che virtuale. È solo un falso storico gigantesco, una agiografia inventata di sana pianta per fare da vassallo a una storia italiana che pochi conoscono e che fa comodo tener celato. Ritengo la gran parte dei blogger incrociati in questi 10 anni totalmente digiuni di Storia, solo così si capiscono le corbellerie che scrivono sulle loro pagine. La UE è uno schifo vergognoso e una dittatura sempre più stringente sul collo di ciascuno di noi. Essa non è nemmeno lontana parente del sogno europeo ideale degli anni 50- 60 col contributo intellettuale dell'Italia; questa Europa di Bruxelles è un mostro alieno avulso dagli interessi e le necessità del popolo ma strumento potente di élites estranee a qualsivoglia nostra necessità. Però questa ameba soffocante viene esaltata e spacciata per l'unica nostra salvezza con un martellamento continuo. 

Odio le chat spacciate per commenti ma l’ambiente virtuale fuori di metafora sta diventando solo questo: un cinguettio continuo poggiato come condimento su qualsiasi argomento proposto. Gossip, tentativi di seduzione velata, oppure insulti sprezzanti, the e pasticcini o arsenico e vecchi merletti. Così io non ho alcuna speranza di poter risiedere serenamente e proficuamente in rete. Ho pubblicato ugualmente per narcisismo e liberazione intellettuale... L'ho fatto finora scioccamente cercando un modo diverso che mi somigliasse, non ci sono riuscito e pubblicare non è comunque il termine esatto poichè ormai non pubblico più nulla o per meglio dire io me la canto e me la suono, il foglio che hai in mano ne è la prova. Date certe premesse certi risultati sono scontati. Non sopporto i consuntivi: esaminare come e quanto io mi sono consumato non mi piace, però i consuntivi occhieggiano ugualmente ai lati della mia strada, sono io che faccio finta di non vederli. Verrà un tempo diverso e i social così come li abbiamo conosciuti spariranno per sempre, non ho idea di quello che li sostituirà, non so nemmeno se essi resteranno come totem di un'epoca interlocutoria speciale. So perfettamente che l'idea che ci ha mosso, i desideri e le fantasie che nutrivamo da qualche parte hanno trovato rifugio, può darsi che un giorno ci sentiremo chiamare e capiremo.

mercoledì 30 aprile 2025

La scrittura resta, i mei sogni restano, la mia vita non muta per i desideri superficiali di altri, Enzo è vivo nel suo intelletto e nelle cose che scrive. Che sia letto, accettato, conta meno. Lasciare una traccia di me era importante. L’unicità è un grande pregio, non deve diventare arroganza ( il rischio è alto); chi scrive qui è un campione di imperfezioni vi assicuro e ci convivo.

martedì 29 aprile 2025

L'amore

Parlerò d’amore e quasi tutte le parole resteranno chiuse in gola e scuoterò la testa invocando l’unica che potrebbe dare loro la libertà di volare chiare nel cielo. E’ solo una questione di fede, come sempre: una scelta d’abbandono predestinato e fuor di logica. Dovrei credere che il filo sottilissimo possa ricomporsi. Che la frattura guarisca, senza segni, senza enfasi alcuna. Carezzo il velluto della poltrona con una lentezza golosa: ti rivedo al pianoforte e ti risento, suoni per me come allora ma dovrei credere che il filo sottilissimo si sia ricomposto. Carezzo il dorso dello schienale e in questa stanza non c’è nessun altro al di fuori di me e del mio ricordo vivo. Lo sappiamo tutti che il momento migliore è l’inizio, i primi tempi… tutto ciò che viene dopo sono accomodamenti ma l’amore, l’amore è già altrove. Ho visto storie d’amore compiersi interamente dentro uno sguardo, una carezza, un dono, una frase, un rifiuto; e non è mai stato accettabile dal mondo tutto ciò, anzi quando diventiamo interlocutori di un amore la gelosia ci fa essere dei Torquemada dei sentimenti. Giustizieri implacabili e sanguinari. Ma io mi ritengo fortunato, per me un gesto d’amore è comunque un patrimonio incalcolabile, qualsiasi percorso abbia seguito per arrivare fino a me. Per secoli l’uomo ha parlato d’amore e scritto d’amore e imprecato contro l’amore e i suoi poeti. Ma l’amore anche quello immaginato sussurrato fotografato descritto e bloggato è un sentiero difficile e pericoloso da percorrere. Perchè l’amore, fuori da noi, è sempre discutibile e osceno nasce come una magia intatta e subito dopo, a contatto col mondo, si ossida in una maschera volgare. Piove, meravigliosamente piove, l’acqua detta un ritmo diverso al mio tempo, lascia dentro di me pozze piene di riflessi tremolanti: vi sbircio dentro e l’uomo che sono ritorna bambino con contorni imprecisi e molti sogni ancora da afferrare. Prima del grande secco dell’anima. Riapro lo stesso foglio oggi come se fosse il richiamo di una stagione che torna, di una speranza che cresce. Di un sogno che non muore.

lunedì 28 aprile 2025

IL CASO

Solo il caso può averti portato qui, un click in più o una svista. Il caso oppure una piccola traccia lasciata da me nel web: era voluta? Non ha nessuna importanza. Quello che leggi qui sono solo schegge, idee immediate che anelavano spazi di scrittura più ampi. Mi è mancato il coraggio di eliminare tutto, quando stavo per eliminare tutto mi ha preso una vertigine. Sono rimasti.

sabato 26 aprile 2025

Gli ebrei che alla fine degli anni 40, dopo la seconda guerra mondiale, partorirono la brillante e romantica idea di ricreare il proprio stato in quella Palestina abbandonata 2mila anni prima fecero un grande errore di valutazione storico sociale. Le conseguenze sono adesso evidenti. Creare uno stato europeo a tutti gli effetti in una zona tutta islamica, una specie di avamposto occidentale completamente circondato dal’Islam, esportare cultura e modi di vivere odierni in pieno medioevo era scontato che avrebbe provocato un conflitto infinito.

martedì 22 aprile 2025

Io quando scrivo sono fuori da tutto, non scrivo per nessuno in particolare apro il cuore e l’intelletto e mi lascio andare. Scrivere è la mia libertà non la baratterò con niente altro al mondo vorrei fosse anche quella di chi mi legge nell’attimo perenne dello sguardo che passa sulle parole. Ero così già a dieci anni, solo mia madre lo aveva capito, a lei riusciva facile seguire il filo che si dipanava dai miei occhi di bambino alla grande libreria di casa. Ho avuto questa sensazione con te, per questo ti scrivo, per questo provo un gran piacere pensando che tu mi leggi.

venerdì 18 aprile 2025

C’è una luce particolare oggi sullo jonio, un filtro di perla per ammorbidire gli spigoli dei miei umori confusi. Anche ora la musica di uno degli artisti che ho amato di più mi porterà fuori dalle secche di questa sera infinita, sarà il dito che ti indicherà la mia luna, ti dirà le parole che io non so pronunciare e avrò la speranza che l’amore in assoluto ricomponga il dissidio di sempre e che scriverlo non sia stato inutile. De Andrè ha già iniziato a raccontare del chimico che conosceva la legge che permetteva agli elementi di convivere senza scoppiare e ancora una volta chinerò la testa per ringraziarlo d’avermi fatto guardare oltre.

lunedì 14 aprile 2025

Le mie pagine sono lì, saranno così fino a quando il potere elettronico lo permetterà. Non so chi le legga, non so più nulla, ho inserito la moderazione, poi l'ho eliminata, ogni tanto costruisco una nuova colonna sonora (è il mio unico diletto), cerco immagini, vi leggo e scappo via lontanissimo a implorare il mio sogno di non abbandonarmi per sempre, gli giuro che scriverò ancora di lui, sciorino progetti e spargo in giro fogli appena accennati. Lui mi guarda silenzioso poi mi dice che è tutto pronto, che il mio testo l'ho scritto in un tempo lontanissimo e estraneo a questo e che c'è una donna che lo conserva. Appartiene a lei.

domenica 6 aprile 2025

Una teoria lunghissima durata decenni ed ora la solitudine si è impossessata di te, crede di essersi presa tutto, lo pensano tutti e la ragazza lontana che non si ricordava più di se stessa fa finta di crederci allo stesso modo. Nascondersi agli assassini dei sogni segreti è l’unico mezzo per sopravvivere. Almeno un po’.
Adesso l’ultimo atto: una cosa dovuta alla libertà di comunicare; lasciare libero questo spazio nell’etere e vedere passare la vita, le voci, i sussurri, le mani…le bocche, gli insulti sanguinosi e volgari o le lodi suadenti e confortanti. Appresso ad esse nessuna risposta definitiva non per arroganza bensì per una cosa che si chiama discrezione silenziosa o mortale superiorità. Dalle mie parti funziona. I commenti sono un blog. Sono anche l’eternità del post quando esso merita di vivere. Però i commenti sono un gesto d’amore e l’amore è intellettualmente esclusivo nel momento in cui lo pensi, definitivo e terribile appena lo hai scritto. Quindi commentare seriamente è trasgressivo e induce la gente ad odiare il miracolo che si crea tra il post e quel commento.

mercoledì 2 aprile 2025

Le donne sono una magia che di volta in volta molti di noi sciupano accontentandosi di mediocri spettacoli di prestigio: in verità temiamo il grande incantamento e il senso di perdizione che esso porta con sé. Così stupriamo invece di amare, limitiamo invece di liberare, ci comportiamo da maschi e abbiamo solo femmine mentre dovremmo essere uomini e confrontarci con le donne.
Molto al di là del limite dell’orizzonte abbiamo deciso di tornare a riva, di festeggiare l’inverno e invocare in silenzio le onde del cuore. Tarderà il sole nel suo addio e noi balleremo ancora sulle luci riflesse il ritmo delle maree. Stanotte soltanto. Giulia sono trascorsi 29 anni oggi ma io non ho dimenticato.

domenica 30 marzo 2025

A sud verso Ortigia, Trent’anni dopo - C’è sempre un cammino privato anche in un atto pubblico come quello di pubblicare uno scritto in rete. Io ero là, su quella banchina quella sera quell’anno, il desiderio di completezza, di riunirsi alla propria intimità era una musica che suonava dentro, io la percepivo bene ma dirlo fuori era improponibile…anche adesso mi appare difficile. Il pensiero di quella sera se ne andò verso sud: credeva di trovare il suo ultimo approdo là dove aveva sognato una vita diversa per l’ultima volta. Trovò solo altro mare e un piccolo gruppo di amici a salutarlo per il suo prossimo viaggio. Aleggia da quelle parti, mi aspetta lì, sa che arriverò e ce ne andremo assieme, io lui e i nostri sogni, così come siamo nati. Mi calmo lentamente e già è quasi sera: Angelina ha ragione non mi accorgo del tempo quando sono laggiù sottacqua. Non so dove comincia il mare e dove iniziano le donne e l’amore, non so nemmeno se esistono confini così netti. Uno dei ricordi più forti di quella stagione della mia vita era il senso di unitarietà. Una meraviglia! La vita, il sesso, il mare, certe sere a parlar di niente sotto le stelle… le stelle, un oceano di stelle come le puoi vedere solo in luoghi poco abitati e con pochissima luce artificiale. Io ero lì dentro, non chiudo mai la porta all’universo spero sempre di potervi rientrare ogni volta che scappo da questa dimensione di vita. Stasera le dirò che l’amo e ci sarà una luna che poi scomparirà per lasciare spazio a un oceano di stelle; il profumo del timo e del ginepro si fonderà con la sua pelle di donna e sarà bella e misteriosa come il mare scuro che ci circonda ovunque. Non faremo all’amore perché sarò troppo emozionato ma lei se ne accorgerà da un piccolo tremore mentre la bacio; mi spingerà il viso verso l’alto e mi chiederà… e io glielo dirò che ho incontrato il mare e finalmente lei tutta presa mi dirà: racconta.