lunedì 30 giugno 2025

Anche in Iran c'è un'opposizione

GLI IRANIANI ANTI REGIME CHE RISCHIANO LA VITA OGNI GIORNO HANNO UNA OPINIONE BEN DIVERSA DAI PACIFISTI IN POLTRONA DI CASA NOSTRA. QUALCUNO SI DOMANDERÀ PERCHÉ?
 «Il mio cuore sanguina per il nostro popolo, non per un regime fondato sul sangue». Non piangono certo la morte dei pasdaran, gli oppositori del regime di Teheran. In molti casi fanno silenziosamente il tifo per Israele, comunque sono pronti a fare la loro parte, per la spallata definitiva al regime oppressivo degli ayatollah. È un passaggio drammatico per le sorti del loro Paese. E i dissidenti, gli esponenti della vasta e articolata diaspora iraniana, lo vivono con lucida speranza. La speranza è che la guerra appena scatenata possa segnare finalmente anche uno storico passaggio di regime. Sanguina e spera, il cuore di Masih Alinejad, attivista nel mirino del regime fanatico di Khamenei, da tempo in esilio negli Usa. Protagonista della campagna contro il velo obbligatorio, negli anni è diventata un volto simbolo della protesta delle donne iraniane. E oggi non ha remore. «L'eliminazione di un terrorista - sentenzia - è un passo verso la giustizia per tutte le vite innocenti che ha distrutto». Ha troppo sofferto, il popolo iraniano, per sentirsi tenuto a formule dettate dall'ipocrisia. Il capo delle Guardie della Rivoluzione Hossein Salami è morto? Masih sa bene chi fosse: «Non era un difensore dell'Iran. Era direttamente responsabile dell'uccisione, della tortura e dell'incarcerazione di manifestanti pacifici. Guidava una forza che incarcerava donne per aver ballato, per aver mostrato i capelli, per il semplice fatto di esistere liberamente». 
Dietro il paravento della teocrazia, gli esponenti del regime per anni hanno lucrato sugli iraniani, impoveriti. E ora? «Hanno intimato alla gente comune di resistere - li inchioda Masih - dai loro lussuosi attici con piscine sul tetto». E pubblica le foto: «Le bugie vengono a galla, un attico alla volta». La Repubblica islamica - ricorda - si è dedicata a «esportare terrore, provocare guerre e perseguire armi nucleari invece di rispondere alle richieste del suo stesso popolo». La stessa responsabilità dell'attacco israeliano viene addebitata al regime. Chiarissime le dichiarazioni di Reza Pahlavi, figlio maggiore dell'ultimo «scià» di Persia: «Nella loro sconsiderata ricerca di armi nucleari - dichiara - Ali Khamenei e i suoi scagnozzi incompetenti e criminali hanno trascinato l'Iran in una guerra e messo in pericolo il popolo iraniano. Sono responsabili». «Ma il regime è debole e diviso - avverte - Potrebbe cadere. Come ho detto ai miei compatrioti: l'Iran è vostro». Il figlio dell'ultimo monarca di Persia lancia un appello «alla polizia e alle forze di sicurezza». «Rompete con il regime - dice - Onorate il giuramento di ogni militare onorevole. Unitevi al popolo». E alla comunità internazionale: «Non gettate un'altra ancora di salvezza a questo regime terrorista morente. Questo è ciò che chiede il popolo iraniano ed è nel migliore interesse della pace». Anche in Italia, la comunità iraniana si schiera con pochi dubbi. «Il conto alla rovescia per Khamenei e la sua Repubblica Islamica è iniziato» osserva Ashkan Rostami, membro dell'«Iran Transition Council», che avverte: «È il momento per gli oppositori al regime di unirsi ovunque siano. Unità Nazionale per la transizione dalla Repubblica Islamica». In un momento simile, la sola possibilità che qualcuno a sinistra, manifestando contro Israele, possa puntellare il regime fanatico degli ayatollah, è vista come un clamoroso abbaglio. «Noi iraniani - dice Rayhane Tabrizi - non abbiamo bisogno che voi facciate le manifestazioni per noi mettendo la bandiera schifosa del regime della Repubblica islamica nella vostra locandina. Ridicolo. »

domenica 29 giugno 2025

L'offensiva

A poche ore dall'inizio dell’offensiva di Israele contro il regime iraniano – una guerra difensiva, se mai ve ne fu una, considerando che la Costituzione dell’Iran prevede esplicitamente l’eliminazione di Israele e che Teheran ha costruito una "cintura di fuoco" di milizie ostili attorno allo Stato ebraico – le reazioni di una certa sinistra non sorprendono, ma restano moralmente inaccettabili. 
Oggi, una parte del cosiddetto "antimperialismo" si è trasformata in un’apologia dei peggiori regimi reazionari: sostiene Putin, difende Assad e, in questo caso, giustifica l’Iran, ribaltando la realtà in una chiave grottesca. Per non vedere chi sia davvero l’aggressore in questo conflitto, bisogna essere accecati da anni di propaganda ideologica. 
La "Rivoluzione" iraniana è stato un colpo di Stato reazionario Innanzitutto, è necessario smettere di definire "Rivoluzione" il colpo di Stato del 1979 in Iran. Una rivoluzione autentica implica un progresso storico, un’emancipazione sociale o politica; quella iraniana fu invece una svolta oscurantista, paragonabile alla Marcia su Roma del 1922, che il fascismo chiamò pomposamente "Rivoluzione". L’ascesa del regime degli ayatollah ha significato: 
1. La pulizia etnico-religiosa della Persia: l’espulsione o l’oppressione del 10% della popolazione, tra cui ebrei, bahá’í, curdi e altre minoranze. 
2. Un regresso dei diritti umani, soprattutto per le donne, private di libertà fondamentali e ridotte a cittadine di seconda classe. 
3. Un progetto imperialista: l’Iran non è uno Stato "resistente" all’imperialismo, ma un impero in espansione. Dopo aver destabilizzato l’Iraq (approfittando degli errori statunitensi), oggi controlla gran parte della Siria, del Libano e finanzia Hamas. Chi conosce la storia sa che questa è l’antica strategia persiana: l’egemonia regionale attraverso milizie e alleati proxy. Definire l’attacco di Israele come "aggressione imperialista" è un capovolgimento della realtà. L’Iran è un regime che: Sostiene il matrimonio infantile (in Iraq e Iran, uomini cinquantenni possono sposare bambine di 9 anni). Minaccia apertamente di "cancellare" Israele dalla carta geografica. Sogna un califfato globale, obiettivo condiviso con gruppi come l’ISIS. La sinistra che oggi si schiera con Teheran, in nome di un "antimperialismo" distorto, tradisce i suoi stessi principi. Se un tempo la lotta era contro l’oppressione, oggi questa corrente sostiene chi opprime donne, minoranze e nazioni vicine. È una deriva reazionaria che va chiamata con il suo nome: complicità con il fascismo islamista. Israele agisce in legittima difesa contro un regime che ne minaccia l’esistenza. La vera sinistra dovrebbe stare dalla parte dei diritti umani, non dei dittatori. Smettiamola di usare due pesi e due misure: l’antifascismo non può essere selettivo.