Non è il Gattopardo un libro educativo nel senso comune della parola. Fra le pieghe di antiche stanze, di mai sopiti ardori erotici, di eterne mediocri scappatoie che conducono a democratiche scelte popolari, di lunghissimi silenzi bruciati dal sole dei latifondi resta infine la consapevolezza che tutto e tutti, leoni e iene, generali e colonnelli, principi e campieri, coloro che sempre si considerano " il sale del mondo" tutti infine trovano pace in un mucchietto di polvere livida sotto lo sguardo senza emozioni di Concetta Corbera. Sarà lei l'unica protagonista nascosta di una Sicilia troppo stratificata e complessa per essere definita? La sintassi, la storia e la lingua definiscono, esaltano in alcuni casi, la letteratura ma l'eccezionalità nasce da un parto imprevedibile; in Sicilia è necessario aggiungervi una buona dose di elitarieta'. Il Gattopardo è un monumento solitario, niente prima e assolutamente niente dopo, per un lungo tempo.
venerdì 27 giugno 2025
mercoledì 25 giugno 2025
Antispecismo contemporaneo
Ieri discutevo di veganismo con alcune persone e, avendo fatto attivismo a lungo, mi sono trovato a riflettere su un problema che cercherò di sviluppare qui.
L'antispecismo contemporaneo, così come molte altre forme di moralismo ideologico, si basa su un'adesione acritica a un "obbligo morale" astratto - un imperativo categorico di stampo kantiano dove l'azione viene giustificata da un dovere universale, svincolato dalle conseguenze concrete. Il punto critico, analizzato attraverso Nietzsche e Stirner, è che questo approccio trasforma l'agire umano in una sottomissione a "spettri" - entità metafisiche come la Morale con la maiuscola, il Dovere Assoluto, il Bene trascendente - che si antepongono all'individuo reale, annullandone l'autonomia nel nome di un principio superiore.
In questo schema, i movimenti sociali e persino le religioni diventano facilmente strumentalizzabili, come dimostra il caso di Hamas o, su un altro versante, certe derive dell'attivismo vegano: quando l'azione si fonda su imperativi morali assoluti ("non uccidere mai un animale", "la liberazione nazionale come dovere sacro").
Chi si autoproclama portavoce di una "vittima mitologica" (un popolo oppresso, una specie sfruttata) può rivendicare un "credito morale" inestinguibile, giustificando qualsiasi mezzo in nome del fine. Il moralismo così diventa il carburante del populismo contemporaneo, trasformando il dibattito in una guerra tra bene e male assoluti, dove il dissenso è eresia e il pragmatismo è tradimento.
La soluzione, seguendo Stirner ("L'Unico e la sua proprietà") e Nietzsche, richiede un radicale cambio di prospettiva:
1. Rifiuto degli imperativi categorici a favore di scelte consapevoli e contingenti: non "devi essere vegano perché è giusto in astratto", ma "scelgo di esserlo perché riconosco la sofferenza animale e valuto le conseguenze delle mie azioni";
2. Un'etica dell'empatia concreta, che sostituisca i doveri assoluti con la capacità di entrare in relazione con l'altro (umani e non-umani), evitando sia la trappola del relativismo ("tutto è uguale") sia quella del fondamentalismo ("solo la mia verità conta");
3. Un approccio utilitarista critico (alla Bentham o Singer): anche senza dogmi, possiamo valutare le azioni in base alla riduzione della sofferenza effettiva, mantenendo però la flessibilità che i principi astratti negano.
Questo quadro offre un antidoto tanto al veganismo moralistico quanto ai nazionalismi identitari. Nell'attivismo per i diritti animali, evita la trappola del proselitismo aggressivo (che aliena invece di persuadere), puntando su un coinvolgimento emotivo e razionale: mostrare le condizioni degli allevamenti invece di predicare colpe universali.
Nelle questioni politiche, impedisce la sacralizzazione di qualsiasi causa: la Palestina, come qualsiasi altro conflitto, va analizzata attraverso le sofferenze reali delle persone, non attraverso mitologie identitarie.
La differenza cruciale con l'utilitarismo classico sta nel rifiuto di ogni calcolo universalizzante: non esiste una "formula morale" da applicare meccanicamente, ma solo individui che prendono posizione caso per caso, accettandone la parzialità.
In questo senso, l'alternativa al moralismo non è l'amoralità, ma un'etica del confronto diretto con le conseguenze delle proprie scelte - dove la responsabilità nasce dalla consapevolezza, non dalla sottomissione a un dovere. Solo così si può sfuggire alla doppia trappola del fondamentalismo e del nichilismo, che oggi dominano il dibattito pubblico.
martedì 24 giugno 2025
Un mondo fatto di parole, qualche immagine e della musica, aria… aria e immaginazione. Io posso metterci qualunque cosa dentro, anche quello che chi scrive non si è mai sognato di dire…e questa è una cosa terribile. E’ l’aria, la mancanza di identità che ci fa volare via, ci svena, ci esalta, ci stupra ci inganna e ci affascina. Qualcuno invoca i doppi sensi, perchè non i tripli o i quadrupli dico io? Proviamo a ritornare elementari. Minimi. O ci fidiamo di quello che siamo e non rivendichiamo sovrastrutture che non ci servono, oppure muoviamoci circospetti come una belva assediata dai cacciatori. Ho fatto la belva per qualche tempo e sono pieno di cicatrici, però mi fido del mio intuito: c’è del marcio in Danimarca ma non bisogna prendersi troppo sul serio, sono in pochi a saper recitare il monologo “essere o non essere”. Io per esempio mi sono stancato: ho scelto sono e chi s’è visto s’è visto. Lo dico senza orgoglio ma con pacata rassegnazione, ho piena coscienza dei miei limiti. Resterebbero tali anche se venissi colonizzato da una febbre nuova e trascinante. Giungere alla conclusione che è impossibile salvarsi, ecco il concetto primordiale che si stampa alla fine della risma di fogli che la mia mente ha prodotto in questi anni.I Blog sono un vezzo e una necessità culturale, sfruttano le possibilità dell'odierna tecnologia ma non sono poi migliori di un buon carteggio o della pagina scritta di carta. Sono soltanto più immediati. A furia di essere immediati sono anche diventati più stronzi e volgari, una pletora di oscenità letterarie e mentali, lo specchio fedele di questa società da basso impero o la logica conseguenza di certe premesse sociali e culturali presenti già 60 anni fa.
Scrivere col tempo ho scoperto significa porre la nostra dimensione esistenziale davanti a noi, farci guardare in faccia dalle cose che viviamo, portarle fuori e riprovare a meritarcele con la forza del pensiero. E’ un diventare adulti senza dimenticare il ragazzo libero che vive dentro di noi. Ma è anche un gioco pericoloso perchè esalta la verità intima di ciò che siamo e la verità è un confronto scomodo, la verità pubblica lo è ancora di più. A mio parere abbiamo già detto tutto, quelli come me possono al massimo ripetersi, passando dal ridicolo all'agiografico o dallo storico appassionato all'incisivo sintetico (vedi twitter); in pratica abbiamo fregato le nuove leve della blogosfera e l'unica cosa che possiamo fare è sparire per dar loro l'illusione che ci sia veramente aria nuova in giro. Quando scrivo sono temerario, oso con una certa arroganza di fondo di cui mai sono riuscito a liberarmi, divento prudente solo se vedo di fronte a me smarrimento…in quei casi divento prodigo e disponibile. La parsimonia non mi appartiene sono fondamentalmente uno sciupone e ho un pessimo rapporto col danaro: con i sentimenti invece non scherzo mai e li tengo gelosamente riservati, ad essi riservo il mio trattamento migliore, a loro dedico tutta la mia fantasia. Non amo gli stereotipi, li uso con malcelata irritabilità, la prudenza e la capacità di glissare le ho imparate per educazione familiare e le immolo ogni giorno sull'altare della mia indole accesa. Sono tranquillo e attento, non sospettoso, come un greco. Ti sembro abbastanza siciliano?
lunedì 23 giugno 2025
Svolto verso la città, cammino lungo la sua storia e sono trasparente, invisibile a coloro che adesso ci abitano; nessuno di essi conosce la mia storia, nessuno ha sentito il giardino dietro il grande cancello, gli stucchi candidi dentro l’oratorio, l’inferriata piena di arabeschi del palazzo dimenticato dall’oggi e rivolto ad un passato inutile sempre più lontano.
Qui di me non resterà nulla e la palma incisa nella tenue tappezzeria azzurra del cielo mi incoraggia a chiudere il cerchio. Della vita o del pensiero non ha più importanza, com’è possibile che io adesso sia sereno?
domenica 22 giugno 2025
Ancora una guerra
L'attacco preventivo contro il programma nucleare iraniano iniziato questa notte dall'IAF non rappresenta una semplice azione difensiva, ma l'inizio di una lunga offensiva i cui preparativi (militari e di intelligence) sono durati anni. L'Iran, come prevedibile, ha già risposto all'attacco lanciando su Israele oltre 100 droni (non ancora arrivati a destinazione, nel momento in cui scrivo). Non è più tempo per azioni fini a se stesse, per indorare la pillola di fronte all'opinione pubblica, l'Iran ha risposto subito per la stessa ragione per cui Israele ha colpito i siti nucleari. Persino l'ONU nei giorni scorsi ha messo in guardia il mondo: l'Iran ha oggi sufficiente uranio per costruire almeno dieci bombe atomiche. Non c'è più margine d'errore: quando gli attacchi cesseranno o non esisterà più speranza per il futuro di Israele (e non solo) o non esisterà più il programma nucleare iraniano.
Nonostante i rischi concreti della guerra in corso, credo valga la pena fare almeno tre osservazioni.
1) Gli Stati Uniti non hanno nemmeno provato a convincere Israele a non attaccare: coloro che credevano che Trump remasse contro Gerusalemme sbagliavano. Sono abbastanza convinto che, al netto dei tentativi diplomatici di rito (e d'inganno, ma è l'Iran ad aver ingannato il mondo intero), mettere una pietra tombale sulla follia partorita da Obama rappresenti una priorità anche per Washington. Tanto più se il problema viene risolto da altri.
2) Sarà interessante vedere quante e quali nazioni arabe sunnite aiuteranno, direttamente e indirettamente, Israele nella guerra contro l'Iran. Anche qui, qualcuno dovrà farsene una ragione: l'Iran degli ayatollah - e le organizzazioni terroristiche che finanzia oggi quel regime islamico - rappresenta un problema per tutti, in Medio Oriente e non solo.
3) Checché ne dicano e scrivano sottomessi e utili idioti, rimane una certezza: il 7 ottobre 2023 ha cambiato definitivamente il Medio Oriente. Chi ancora non l'ha capito - di nuovo - se ne faccia una ragione. Provi ad usare quella frase infilata un po' dappertutto, spesso a sproposito, negli ultimi anni: niente sarà più come prima. Ecco, per quanto riguarda il criminale massacro compiuto da Hamas, è proprio così. A bamboccioni e provincialotti le bandierine, gli slogan obsoleti e le utopie, agli adulti il compito di provare a pianificare un futuro migliore per l'intera regione.
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