venerdì 20 giugno 2025

La superiorità

Il presupposto di una superiorità morale intrinseca della sinistra rispetto alla destra – spesso dipinta in modo caricaturale come fascista e retrograda – merita una decisa messa in discussione. Questo mito, radicato in una narrazione autoassolutoria, non regge a un esame serio della realtà, soprattutto quando si osservano le alleanze e le contraddizioni della sinistra contemporanea. Prendiamo un esempio emblematico: mentre la destra italiana, con Giorgia Meloni, si schiera senza ambiguità a fianco dell’Occidente e di Israele di fronte all’aggressione jihadista del 7 ottobre, una parte della sinistra europea (e non solo) ha mostrato simpatie per cause che poco hanno a che fare con la libertà. Si pensi a chi, in nome di un antimperialismo distorto, difende Putin – l’aggressore di Kiyv – o giustifica gli ayatollah iraniani, i talebani, o persino Hamas, movimento terrorista che opprime tanto gli israeliani quanto i palestinesi. 
La retorica della sinistra si fonda su un suprematismo morale: si autoproclama custode del bene assoluto, mentre bolla l’avversario come intrinsecamente malvagio. Eppure, questa presunta purezza ideologica si traduce spesso in complicità con i peggiori oppressori della storia recente. Se la moralità si misura dalla coerenza nella difesa della libertà e della dignità umana, allora è paradossale vedere certi intellettuali o politici di sinistra inneggiare a regimi teocratici o dittatoriali, pur di opporsi all’"imperialismo occidentale". Meloni, con tutti i suoi limiti, rappresenta un governo che – almeno sulla scena internazionale – sostiene la democrazia liberale contro i suoi nemici. Al contrario, quanti nella sinistra hanno applaudito alle brigate di Hamas, definendole "resistenza", o hanno taciuto di fronte alla repressione delle donne in Iran? La vera immoralità sta nel relativismo che equipara vittime e carnefici, nascondendosi dietro a un antifascismo di facciata mentre si stringono mani sporche di sangue. La sinistra dovrebbe abbandonare la retorica manichea del "noi buoni, voi cattivi" e fare un esame di coscienza. La moralità non si misura dall’etichetta politica, ma dalle scelte concrete: e se la destra oggi sbaglia su molti fronti, la sinistra non può ignorare di aver tradito i suoi stessi ideali progressisti ogni volta che ha scelto di fiancheggiare i nuovi fascismi del XXI secolo.

giovedì 19 giugno 2025

Io guardo il cielo sopra di me e voglio aspettare che questa sera smaltata e sensuale si spenga e mi lasci il tempo di capire e giudicare. La mia vita dorme nell’altra stanza, qui si sente solo il ronzio del ventilatore di raffreddamento del Pc. Silenzio, che meraviglia, così sembra tutto lontano. Anche la rabbia politica e quella esistenziale. E’ il senso della vita che mi sfugge o forse non la so raccontare? Domani mi impegnerò, domani quando questo silenzio imbarazzante sarà terminato.

mercoledì 18 giugno 2025

Tommy Robinson

I musulmani e altri sostenitori di Hamas stanno cercando disperatamente di far rimuovere un video per il cosiddetto "discorso di incitamento all'odio islamofobo". Ma cosa c'è di così provocatorio? Tommy Robinson sta semplicemente ripetendo ciò che i musulmani palestinesi gli hanno detto sull'Islam e sull'obbligo religioso di uccidere in suo nome. Questo è successo durante la sua visita in Israele e in Cisgiordania, quando ha scoperto in prima persona che i contribuenti britannici, lui compreso, stanno letteralmente finanziando i terroristi che lanciano attacchi, conducono la jihad e si fanno saltare in aria con orgoglio per "liberare" la terra cancellando Israele e sterminando la sua popolazione ebraica. I sostenitori di Hamas dicono che questo video deve essere vietato, non perché contiene "odio", ma perché chi parla è già nella lista nera. Tommy Robinson è colpevole fino a prova contraria. Non c'è bisogno di smascherarlo: basta affibbiargli l'etichetta di "islamofobo" e i censori faranno il resto. È esattamente così che i media britannici lo hanno messo a tacere per anni. Quindi, se sostenete la vera libertà di parola, non quella filtrata dai punti di discussione dell'ONU e dai pregiudizi della BBC, condividete questo video. Lasciate che la verità parli più forte delle loro campagne diffamatorie.

martedì 17 giugno 2025

Barba e massacri

Andateci voi con questi Barbuti massacratori di donne. Andateci voi con questi maniaci sessuali camuffati da agnelli da padri di famiglia benevoli. 
Andateci voi con questi sostenitori degli impalatori di Gaza. Ripeto impalatori. 
Andateci voi da questi miserabili costruttori di tane sotterranee da cui avrebbe dovuto partire l'ultima definitiva rivolta per il massacro degli ebrei. 
Andateci pure voi. 
Io me ne sto qui, saldamente al fianco di una delle cose più belle che l'umanità abbia mai partorito. Io me ne sto qui al fianco di Israele in difesa della nostra civiltà. Voi fate quello che vi pare. 
L'Iran degli Ayatollà, Hamas, Hezbollah e tutti i mosconi lerci che ci girano attorno teneteveli voi. Io sto con la bellezza, la civiltà, l'evoluzione. Am Israel Chai.

Un guizzo

Se non commento da qui il blog resterà invisibile, non sono certo che sia esattamente ciò che voglio. Della audience non me ne frega assolutamente nulla. Io vivo ormai altrove, ciò che ho scritto resta conservato nei miei archivi personali, col tempo si vedrà. Nessuna delle date inserite è veritiera, i testi appartengono al passato: spostarli in altro tempo è solo un guizzo!

La luce fragile

Non c'è più spazio per la fragilità della luce, il tempo odierno le è ostile. Ho nascosto ogni cosa e l'ho rimandata a un'altra stagione più lontana. La luce si accenderà da sola senza l'aiuto di nessuno e splenderà così come fu pensata finchè potrà. Volavo perchè ero un uccello, nessuno me lo aveva spiegato: osservare il mondo da sopra era l'unica prospettiva che conoscevo. Adesso volo perchè ho imparato e perchè voglio, ci sono molti fucili puntati là in basso, tacciono per ora ma presto faranno sentire la propria voce. Non protesto, non recrimino niente, non cerco spiegazioni salvifiche. Ogni mattina scrollo le ali, prendo la rincorsa e vado via caracollando. Prima ero solo un uccello adesso sono un essere umano.

Un luogo solitario

Questo luogo è destinato a restare solitario. In rete solo la "visita" presso le case altrui permettono a un blogger di avere visibilità...con tutto quel che segue. Io proverò a non visitare nessuno o quasi e mi autocondannerò a una pagina assolutamente silenziosa e non interlocutoria: la fine di un blogger! Esistono altre motivazioni oltre il proprio personale narcisismo o la follia per mantenere un atteggiamento simile? Se esistono trovatele voi nella remota eventualità che qualcuno capiti qui fortuitamente. Io di certo non ve ne darò agio, i commenti(!?) resteranno liberi proprio per tale motivo: l'immensa libertà della solitudine. Ho iniziato nel 2008 ma la scrittura parte da più lontano, dai primi anni 70: è lì che dovete cercare l'inizio, dal fondo pagina della mia anima, quando trasporre nero su bianco il mio mondo diventò un'abitudine. E’ evidente che le date di pubblicazione originali di questi post siano false, quelle che trovate in calce testimoniano solo “l’odierno”, la data vera risale a ere lontane, talvolta a decenni fa. Non credo sia un vero problema. Le relazioni virtuali non sono mai riuscito a gestirle in modo decente, non ho alternative e troppe le ferite che non riesco a far guarire ma questo non è un blog ad inviti. Cosa sia sinceramente non riesco a definirlo. Stasera tutti i post contenuti qui dentro vengono pubblicati. Spero siano letti con garbo e se possibile commentati allo stesso modo.

Prima

Prima c'era l'ideazione, poi è venuta la scrittura ed è vissuta per lungo tempo. Infine chi scrisse non c'è più e il tratto scritto serve solo a ricordare che è esistito.

Il pensiero visibile

Perduto nell'oceano immenso della rete. Senza coordinate conosciute nessuno entrerà mai qui. Il blog resterà sconosciuto per sempre a meno che io non faccia il gesto abituale di commentare da voi: facciamo tutti così, commento quindi esisto, ma io esisto anche senza commenti! Se non commento non saprete mai della mia esistenza e se non lo faccio con continuità nessuno di voi tornerà mai più qui da me! Tra un certo numero di anni forse la situazione cambierà: i testi potranno scorrere liberi, sarebbe così bello e liberatorio. Ma sono convinto che quando questi testi saranno visibili non è certo che i blog esisteranno ancora. Però mi piacerebbe fosse ancora possibile leggermi...voi riuscite ad immaginare un paradigma migliore dell'eternità della scrittura?

Salvo, solo e libero

Comunque sia il mio spazio è bellissimo non vi pare? Silenzioso, non invadente perchè non invade, non commenta, non cerca, non trova. Ci sono i miei testi, amati e levigati...prima erano molto più lunghi ma prima io ero un altro. Sì un altro. Adesso sto da solo, più che defilato, introvabile e se qualcuno mi incrocia può almeno lasciarmi un ciao. Ma così io sono salvo da tutto anche dalla stupidità che imperversa sul web. Salvo, solo e libero. Oltre la fine signori blogger, là dove si ascolta una musica diversa.

Più nulla da dire

Tutti questi anni... e proabilmente anche quelli precedenti all'avvento della rete, quelli in cui scrivere era solo un colloquio intimo tra me e la mia coscienza intellettuale: Ne sono trascorsi più di settanta. Io non sono altro che quello che scrivo, un blogger è aria, idea talvolta, mistero sempre. Se cercate troverete altro, altre tracce, parole sogni. Siate miti che il cielo è grande e lo spazio immenso per tutti. Qui le date sono artefatte, il blog è fermo e in sè concluso. Io non ho più nulla da dire. Voi?

Un passato felice

Questi post appartengono ad un passato felice, una stagione in cui, nonostante alcuni grossi fastidi nelle relazioni col "resto del web", la mia vita qui aveva un buon sapore. Oggi, dieci anni dopo, tutto è cambiato ma la scrittura resta, quella che leggete qui. Le date di pubblicazione sono fasulle, i commenti non sono moderati, Io sono altrove o meglio non ci sono più! Chi resta e legge faccia come vuole, il resto per me conta ormai molto poco. SICILIA ORIENTALE GENNAIO 2025.

UNA PROMESSA A ME STESSO

Sono riuscito a scivolare via? Nessuna decisione temporale presa, non adesso, solo più di un centinaio di post rimessi in libertà nel silenzio della pace. Quella che non ho io. Ciò che scrivo ricomparirà un giorno, non so quando, ricomparirà tutto perchè la scrittura infine resta. Sempre Ho trascorso molto tempo in rete, l'ho fatto con serietà e ho scritto moltissimo, mi è sembrato sciocco eliminare con un clic tutto questa mole di lavoro. Ma io adesso sono veramente fuori da questo ambiente. La moderazione inserita non ha nessuna volontà censoria ma serve solo a dimostrare che ho letto le vostre eventuali parole. Quando per lungo tempo non ne vedrete più significherà che il blogger è passato a miglior vita. La scrittura resterà.

Geroglifici

Guarda i miei geroglifici, avverti il sapore della inutilità. Questa notte come le altre in fila ad attendere un'altra vita e un altro senso. Dopo aver scritto penso sempre che a queste righe non ne potranno seguire altre, che queste righe siano totali e intoccabili, sintesi perfetta della fine e del nuovo inizio: una clessidra e noi polvere là dentro. Questo mi uccide, questo è appunto l’ombra del silenzio per il quale non c’è descrizione possibile. Ho provato a pensare di aver scritto ieri o l'altro ieri, poi mi sono perso nell'oggi. Ho ucciso il tempo ma esso mi insegue: questo è il suo epitaffio. Ci vuole tempo, uno diverso per ogni cosa, uno adeguato al mio tempo. Scrivere, rispondere, non rispondere, riflettere, guardare, sognare : ci vuole tempo. Abbiatene. Il mio qui è finito, Impedirò i commenti nella speranza che almeno ora abbiate la compiacenza e il rispetto che a molti di voi è mancato nei miei confronti. In fondo vorrei soltanto una lettura silenziosa, alla mia età penso di meritarla. Ossequi.

Basta

Annego mentre nuoto verso questo orizzonte sempre uguale: vorrei dire che sono stanco ma non è vero, sono confuso. E continuo a nuotare, annegare è una variante, un diversivo utile a sentire l’acqua. Ciao diario virtuale sono stato pieno di addii, adesso basta.

Varie ed eventuali

Questi testi sono personali e privati non pretendono nulla, nemmeno una risposta, sono stati scritti per un'intima esigenza o un bisogno di liberazione; l'unica cosa che vorrei per loro è che fossero rispettati. E’ sbagliato, lo è nell’intimo questo sistema di venire a leggervi e cercare, cercare disperatamente di commentare qualcosa di decente... anche se non c’è niente da dire, anche se non c’è niente da aggiungere a quel post. Commentare per dire invece – io esisto!- passa da me, che ti costa, io l’ho fatto….magari sono giorni che cerco tra le tue righe qualcosa che mi stimoli a espormi….magari non mi importa nulla di ciò che scrivi, oppure mi piace sì ma non più di tanto…nel frattempo ti commento, mi esibisco anch’io e prima o poi qualcosa accadrà. E’ sbagliato signori, è una questua continua senza senso che ci immiserisce; sarebbe molto meglio che una piattaforma da blog avesse un INDICE DEGLI ISCRITTI con il loro bravo link, un elenco di appartenenti che chiunque può sfogliare e forse trovarvi un interlocutore vero. Io non elemosino più il vostro interesse. Questo blog è un inno alla mia personale solitudine che neanche 15 anni di rete sono riusciti a colmare. I post sono commentabili per mia precisa volontà.

Fantasmi

Scrivo come se tutti i miei fantasmi avessero vita vera, le maschere che porto mi illudo di averle costruite io: ho una password, una tastiera e il sipario si è già alzato. Scrivo "come se", vivo allo stesso modo. L'orgoglio mi pesa. Lo tengo a distanza ma lui si avvicina e, a volte, mi morde con sorprendente ferocia. La mitezza non è mai stata il mio forte, tengo duro, cerco di dimenticare, prego Dio tutti i giorni di farmi dimenticare, di darmi il dolce assenzio dell'oblio ma non vengo ascoltato. E' la mia pena costante. Sapere e aver saputo, leggere e aver letto e poi studiato...

lunedì 16 giugno 2025

Il significato di una parola

È incredibile come il destino dei leaderini delle nazioni musulmane che desideravano cancellare dalle cartine geografiche lo Stato ebraico (ma vale anche per quelli delle organizzazioni terroristiche) sia sempre lo stesso. 
Fanno i fenomeni, grandi proclami, piazze piene, minacciano, Allah è grande, massacrano (innanzitutto la loro gente), attaccano Israele. Ottengono qualche "strepitoso" successo iniziale, tipo massacrare a colpi di kalashnikov 1200 persone disarmate colte di sorpresa. E poi perdono. Immancabilmente. In maniera netta e umiliante. 
A quel punto comincia la fase due: richiesta di tregue, richiesta di colloqui, richieste di negoziati, richiesta di "diritti al ritorno", fake-news a pioggia e così via. Più le prendono e più avanzano richieste. E più avanzano richieste e più meriterebbero schiaffi in faccia. Si nascondono sotto terra, vigliacchi ed egoisti, e poi scappano, voltando le spalle a quelli ai quali fino al giorno prima avevano imposto fedeltà assoluta, pena la morte. Alcuni ci riescono, altri no. Fine, avanti il prossimo. 
Non imparano nemmeno dalla loro storia, una storia di sonore umiliazioni, per lo più cominciate tutte, in epoca recente, nella stessa maniera: una tempesta dal cielo. Non alzano mai gli occhi al cielo, nemmeno quando pregano, la loro religione (islam) ha un significato preciso (sottomissione): il loro orizzonte, fisico ma anche culturale, è la sabbia del deserto. Vorrebbero rubare la Terra agli ebrei, ma non sono nemmeno in grado di controllare i loro cieli. Se fosse esistita l'aviazione ai tempi di Maometto, che mondo sarebbe quello di oggi?

La guerra israele-Iran e il diritto internazionale

Due frasi si stanno ripetendo come un mantra in questi giorni, da quando Israele ha avviato operazioni contro il regime iraniano: 
1. “Oddio, Israele sta operando al di fuori del diritto internazionale! Un insieme di equilibri che ha retto il mondo fino a ieri, ohibò, ma dove andremo a finire?” 
2. “Quindi se la guerra preventiva la fa Israele va bene, ma se la fa la Russia no?” Entrambe meritano una risposta, ma iniziamo dalla seconda, che è logicamente la più debole. La seconda è una falsa equivalenza. Se Zelensky avesse dichiarato, come Khamenei, la volontà di distruggere Mosca e avesse circondato la Russia con un “anello di fuoco” – milizie armate, droni, finanziamenti a gruppi terroristici – allora Putin avrebbe potuto invocare una qualche forma di legittima difesa preventiva. Ma la realtà è opposta: è la Russia ad aver invaso un paese sovrano che non minacciava Mosca, e lo ha fatto per riaffermare un dominio imperiale. L’Ucraina combatte per la propria libertà, non per l’eliminazione della Russia. Il paragone è semplicemente scorretto. 
Sulla prima affermazione – Israele e il diritto internazionale – varrebbe la pena aprire un dibattito serio. Ma bisogna partire da una constatazione: l’idea che il “diritto internazionale” sia una sfera neutra, razionale e imparziale è una pia illusione. Per decenni, le Nazioni Unite hanno operato con un bias sistematico contro Israele, reso evidente sia dal numero sproporzionato di risoluzioni contro lo Stato ebraico, sia dalla natura delle stesse. Basti pensare che: La Cina ha annesso il Tibet e represso brutalmente minoranze come gli uiguri, ma le risoluzioni ONU a riguardo si contano sulle dita di una mano. La Giordania aveva annesso la Cisgiordania nel 1948 – senza alcun riconoscimento internazionale – e nessuno protestò. Ma quando Israele, in seguito a una guerra difensiva nel 1967, conquistò quegli stessi territori, improvvisamente fu cucita su misura una nuova norma: “il divieto di annettersi territori conquistati militarmente”. Curiosamente, questa norma non fu retroattiva per altri casi storici, ma si applicò con precisione chirurgica solo a Israele. 
Nel 1975 l’Assemblea Generale approvò una delle risoluzioni più vergognose della storia dell’ONU: quella che definiva il sionismo una forma di razzismo. Un atto ideologico voluto dall’URSS e dai paesi arabi per ribaltare la narrazione dopo la sconfitta militare del 1973, convertendo la guerra sul campo in una guerra simbolica e diplomatica. 
A questo punto, la domanda è lecita: Che cos’è, davvero, il “diritto internazionale”? Una norma universale e oggettiva, o piuttosto il prodotto delle forze geopolitiche dominanti, delle alleanze contingenti e dei compromessi fra blocchi contrapposti? Il regime iraniano, per esempio, quanto ha beneficiato della protezione sovietica e russa nel mantenere la propria posizione all’ONU? Quanto delle sue violazioni dei diritti umani, della sua politica espansionista, della repressione interna è stato sistematicamente ignorato dai paladini del “diritto internazionale”? E perché Israele è l’unico Stato al mondo al quale si chiede continuamente di giustificare la propria esistenza? Il diritto internazionale non è un oracolo neutro, ma un campo di battaglia dove si combattono narrazioni, interessi, egemonie. Non esiste una bilancia immacolata che pesi le azioni di ogni Stato con la stessa misura. E chi oggi grida allo scandalo perché Israele “viola il diritto”, spesso tace – o ha taciuto – di fronte a ben più gravi violazioni commesse da altri attori internazionali.

domenica 15 giugno 2025

Un addio

So perfettamente qual'è il destino delle mie cose lasciate così in rete senza interrelazioni, non so fare altrimenti e non posso nemmeno dire che sia contento della mia decisione: essa è e resta forzata e ciò ha una pregnanza difficilmente camuffabile. C'è un mezzo infallibile per scrivere in assoluta solitudine in rete: NON COMMENTARE MAI DA NESSUN'ALTRA PARTE! Scrivere senza alcun ritorno, scrivere per il gusto di farlo, scrivere per liberazione. Poi sia quel che sia. Che io non scriva più sui blog è un fatto assodato ormai da più di un anno: Non è destinato a cambiare. Le date di questi post quindi non hanno alcun valore reale, esse servono solo a dare un minimo di ordine ai testi. Qui c'è una buona parte della mia produzione in rete rappresentata da frammenti di testi molto più lunghi. Questo è un addio.
La vita è fatta di tante piccole finzioni, piccoli inganni. La vita è un gioco d’illusionismo. Un gioco d’ombre che si stagliano gigantesche su uno sconfinato muro bianco. Capita che tu non te ne accorga ma intanto qualcuno ha cambiato l’angolazione delle luci. Cambia la regia. Il trucco si svela. La verità si confonde. La scenografia resta sempre immensa, tu scopri di essere quello che sei, un minuscolo attore che balbetta la sua parte. Forse la vita è questo, mi dico. È rimanere nei ruoli, rimanerne prigionieri e imbrogliare le stagioni con una infinita primavera. E io che scrivo ancora su un blog, a che serve un blog? E’ un diario, un palcoscenico? A che serve? A volte serve a capire, ma solo a volte.

Sionismo

Ci troviamo oggi in una temperie culturale in cui la parola sionista viene usata come un insulto, scagliata con aggressività da persone spesso molto compiaciute della propria posizione morale. Questo uso distorto del termine non è solo sbagliato: è un fallimento umano, culturale e politico. Il termine sionismo, infatti, indica unicamente il movimento di liberazione nazionale del popolo ebraico, volto a garantirne l’autodeterminazione. 
Esistono diverse declinazioni storiche e ideologiche del sionismo (religioso, laico, socialista, revisionista, ecc.), ma tutte riconducono a questo nucleo fondamentale: il diritto del popolo ebraico a esistere come nazione nella propria terra. Si può discutere delle forme storiche che ha assunto, ma non si può negarne il significato originario, così come non si può dire che “acqua” significhi fuoco. Eppure, oggi, il termine viene svuotato del suo significato e riempito di proiezioni ideologiche, odiose e spesso antisemite. Questa deriva ha almeno tre cause fondamentali: 1. Propaganda consapevole Alcuni usano il termine sionista come sinonimo di oppressore, colonizzatore, o addirittura demone globale. Sanno perfettamente che stanno falsificando il termine, ma lo fanno deliberatamente, come strumento di guerra simbolica. Non si tratta di ignoranza, ma di propaganda: l’obiettivo non è capire, ma colpire, disumanizzare, delegittimare un intero popolo attraverso una semplificazione tossica. 2. Delirio identitario e fallimento personale Altri, forse la maggioranza, lo fanno perché affascinati da una visione del mondo complottista, in cui esisterebbe un élite nascosta—i "sionisti", appunto—che controlla tutto. In questa narrativa, chi "scopre la verità" si sente parte di un’élite alternativa, una sorta di aristocrazia segreta del pensiero. È una forma di narcisismo intellettuale: si abbandona la fatica dello studio e del pensiero critico in favore di una gratificazione immediata, in cui ogni complessità è ridotta a una lotta fra Bene e Male. Questa mentalità non emancipa: infantilizza. È una religione secolarizzata che promette l’illuminazione attraverso il sospetto anziché la conoscenza. 3. Fallimento politico Infine, c’è un piano più ampio: quello della crisi della politica come spazio di confronto e ricerca del bene comune. La politica cede il passo al culto ideologico. Viene premiato non chi cerca soluzioni, ma chi aderisce al dogma. In questo contesto, usare “sionista” come insulto non è più un errore linguistico: è un sintomo. Sintomo di una politica ridotta a teatro moralistico, in cui contano le appartenenze simboliche più delle responsabilità reali. Siamo così di fronte a un fallimento triplice: umano, perché tradisce l’onestà intellettuale; culturale, perché sostituisce la complessità con il pregiudizio; politico, perché affossa la possibilità stessa del dialogo democratico. Recuperare il significato autentico delle parole non è una battaglia di vocabolario, ma un atto etico e civile. Finché termini come sionismo verranno manipolati per alimentare odio, non ci sarà spazio né per la giustizia né per la pace.