domenica 22 gennaio 2017

Tipi d'amare- Dedicato a Valentina Calzia

Nessuna certezza? Tutte le certezze! I maschi son tutti facilmente conquistabili: non ne ho conosciuto uno che sia uno che non fosse disposto a una serie di pazzie solo per due gambe ben accavallate. Per gli uomini la faccenda è un po’ più complessa, soprattutto se sono giovani e credono che il mondo sia alla loro portata. Inevitabilmente finiscono per considerare le donne alla stregua di un bellissimo paesaggio, di una contrada lussureggiante da “colonizzare” appunto. Forse sono costoro i “colonizzatori dell’anima” ai quali ti riferisci. Ma le certezze finiscono qui, dopo comincia il territorio degli uomini feriti, col pene in diretta comunicazione col cervello, il territorio degli uomini che non hanno mai dimenticato di essere stati donna. Per costoro non esistono donne impossibili da conquistare: semplicemente esistono le donne e si sceglie guardandole negli occhi attraverso i movimenti delle loro mani, delle labbra, del seno, annusando l’aria che le circonda e annullando in breve tempo tutti i giochetti che coprono il profumo vero di un incontro. Per questo genere d’uomini è difficile incontrare una donna “adeguata”: gusti troppo difficili, naso troppo fino, testa non in vendita, eccessiva sincerità, il proprio seme non barattabile, un carattere impossibile insomma. Questi, però, non pensano mai che sia fatta, nemmeno durante un coito, ma amano osare perchè la solitudine a volte è difficilmente gestibile. Restano soli e soli muoiono come sono vissuti, sorridendo all’idea di quelle poche donne che si sono fermate per qualche tempo a dirsi d’amore con sensuale fragranza. Non so perchè ma credo che anche loro, infine, diventino tipi da non amare.

giovedì 19 gennaio 2017

La legge del branco

Siamo aria e non è una cosa disprezzabile; vorremmo essere liberi, almeno, di esprimere con sincerità quello che abbiamo dentro. E ci relazioniamo con gli altri e il blog diventa una rete enorme, volendo, un mezzo fantastico per dirci qualcosa. Allora qualcuno mi spieghi perchè NON E’ COSI’. Ci sarà qualcuno capace di spiegarmi perchè poi alla fine parliamo solo in certe stanze e in altre no. Perchè dire francamente quello che si pensa fuori da casa nostra è possibile solo in certi blog “amici” e appena metti il naso fuori prendi solo pedate in faccia? Ognuno col suo branco, questa è la legge nel mondo reale ed anche sul web.
Certo, qualche persona particolarmente civile si degna di conferire con chi ha idee molto diverse dalle sue però è necessario limare, ammorbidire, dire e non dire, stare attenti insomma. Ma il punto vero è che questa operazione di autocensura vale solo per una fetta di bloggers, è diventata obbligatoria solo per chi non sta nella corrente dominante da 40 anni in qua e la corrente dominante anche sul web è quella di una politica e soprattutto di una “cultura” in senso lato di sinistra.

lunedì 16 gennaio 2017

La frattura

Parlerò d’amore anche stasera. Per non sapere fare altro. Parlandone mi avvicino a stringere quella sensazione, mi avvicino e mi fermo sul limitare di un totale dispiegamento. Oltre non è concesso a nessuno andare, oltre le colonne d’Ercole c’è l’infinito dramma del non ritorno, della vita senza un perchè. Parlerò d’amore e quasi tutte le parole resteranno chiuse in gola e scuoterò la testa invocando l’unica che potrebbe dare loro la libertà di volare chiare nel cielo. E’ solo una questione di fede, come sempre: una scelta d’abbandono predestinato e fuor di logica.
Dovrei credere che il filo sottilissimo possa ricomporsi. Che la frattura guarisca, senza segni, senza enfasi alcuna. Carezzo il velluto della poltrona con una lentezza golosa: ti rivedo al pianoforte e ti risento, suoni per me come allora ma dovrei credere che il filo sottilissimo si sia ricomposto. Carezzo il dorso dello schienale e in questa stanza non c’è nessun altro al di fuori di me e del mio ricordo vivo.

venerdì 13 gennaio 2017

Luca Carboni e la sua musica ribelle.

Per la musica, per certa musica, è come per gli affetti e i ricordi del tempo passato: impossibile darne un giudizio obiettivo. E soprattutto inutile. C’è il cuore, la gioia e la malinconia di quella che allora fu sorpresa e tutto questo s’impasta con l’ascolto di oggi, con la “maturità” del presente. Per un ragazzo gli zingari felici di Claudio Lolli o “la casa di Ilde” di De Gregori devono per forza suonare diversamente; chissà, forse l’impatto iniziale è maggiore rispetto al mio ma mi domando se la sorpresa c’è, se il senso di apertura che io provavo allora esiste ancora. “ Le nostre braccia arrivano ogni giorno più lontano…è vero che non ci capiamo e non parliamo mai in due la stessa lingua”. Gli zingari felici li vidi molto tempo fa, io non posso e non farò mai parte di quel gruppo; potrei essere felice in altro modo…o in un altro tempo. La società in cui sono cresciuto ai miei 17-18 anni era povera di tecnologia, dura e piena di vetri taglienti, coloro che mi avevano preceduto tentavano di aggrapparsi ai nostri vestiti per non sparire dal palcoscenico. Li abbiamo fatti annegare per cantare una musica diversa, quella di Anna che ha 18 anni e si sente tanto sola, ha la faccia triste e non dice una parola tanto è sicura…Non voglio fare mea culpa cretini: fu così, eravamo così, andavamo al liceo con giacchina e cravattina, togliersele fu una rivoluzione! E’ il profumo di quella rivoluzione che mi impedisce di essere obiettivo ma, in fondo, cosa me ne frega? L’ombra di mio padre è ancora due volte la mia però adesso lui cammina ed io corro. Credo di sapere dove mi dirigo e non mi piace; serve a poco ascoltare vecchie canzoni ma è bellissimo. Illusioni, ecco cosa rigiro nelle mani, illusioni forti e dure a morire, non allucinazioni: le voci originali in alcuni casi sono assolutamente insostituibili. Mi spiego: se prendi un’idea, uno stimolo e lo riproponi devi farci all’amore in modo completo prima di uscire allo scoperto, i coiti frettolosi non servono e queste dieci canzoni sono amanti esigenti, in alcuni casi possono stritolarti. Luca Carboni si salva per un pelo ed io resto un signore maturo con un CD in mano e poca confusione in testa, troppo poca per lasciarsi andare ad entusiasmi giovanili…abbastanza per scrivere una cosa come questa.

mercoledì 11 gennaio 2017

Le farfalle del 68


EVENTI NATALI di Augusto Illuminati* dal quotidiano on-line AlfaPiù+
Accade raramente nella vita di essere testimone diretto di un nuovo inizio, di una rottura della routine politica o, più banalmente, di vedere un po’ di gente che si tira fuori dalla palude. Come sempre in questi casi, i protagonisti non ci badano, perché sembra a loro (che sono vivi) un fatto del tutto naturale. Come sempre in questi casi, gli zombies, che non si ricordano più di quando erano vivi, non se ne accorgono, continuano a litigare fra loro barcollando e schiaffeggiandosi, magari esecrando la violenza con cui i vivi si ribellano al morto, “oscurano” od “opacizzano” la loro causa. Lo storico, il testimone a metà fra passato e futuro, a volte ha la fortuna di afferrare allo stato nascente una frattura fra il vecchio e il nuovo e il genuino scaturire di un'azione politica, che in un attimo rende desueta tutta la scena precedente e riduce a stato larvale gli antichi protagonisti. Non sto commentando Arendt** o Rancière***, faccio la cronaca di una manifestazione romana [mercoledì 14 novembre], vista con i miei occhi (fortuna che non si è abusato in lacrimogeni), di 50.000 giovanissimi studenti e non solo (e di altri 200.000 nel resto d’Italia, e di tanti altri a Lisbona, Atene e Madrid) che hanno marcato la loro estraneità a un mondo politico ridotto, non allegoricamente, a police, con le consuete prestazioni (“circolate”, “identificatevi”, e giù botte). Nessuno li ha capiti prima (vedere i quotidiani di mercoledì), nessuno li ha capiti dopo (vedere i quotidiani di giovedì). Ma non ci lamentiamo dell’incomprensione. Chi dovrebbe preoccuparsi è il governo, i partiti, i quotidiani. Un’intera generazione non capisce più il governo e le forze parlamentari e forse bisognerebbe dire che l’Italia reale, anche i non più adolescenti minatori del Sulcis, gli esodati, i pensionati al minimo, i cassintegrati non capiscono più, che gran parte dell’Europa non ci sta più. Un solo elicottero è bastato per esfiltrare i ministri da Carbonia, novella Saigon. Quanti ne serviranno domani? *Augusto Illuminati Professore di Filosofia politica **Jaques Rancière Professore di Filosofia e filosofo ***Hanna Arendt Filosofa e storica 

Non ho molto da aggiungere alle parole del prof.Augusto Illuminati: esse sono del tipo che più amo, stilettate di marmo bianco, dirette, alte, chiare e prive di quell’insopportabile odore di culturalismo pieno di pretese che pare si sia sostituito nei nostri intellettuali alla nobile ed efficace bellezza del libero intelletto. Questo blog si è chiuso esaurendo il suo compito dopo aver per anni visitato anche i più nascosti recessi della mia intimità esistenziale: ho usato le pagine virtuali per raccontarvi e raccontarmi, ho evitato in tutti i modi di aprire le porte ai contesti prettamente ideologici, quelli in cui era più facile istupidire appresso a querelle inutili scritte per giunta con colpevole superficialità. Non sono ancora convinto che i blog e la rete in genere possano cambiare le carte sulla tavola delle prospettive politiche e legislative; la nostra presenza c’è, in qualche caso è pregevole, ma finora non ha inciso su questo tessuto ormai in disfacimento. Sono un vecchissimo sessantottino, sensibile ancora all’istinto della contestazione per motivi “generali”; ho imparato ( come tutta la mia generazione del resto) a mie spese quanto sia indispensabile uscire dai lacrimogeni ed entrare nell’opposizione mentale. Essa non può prescindere dalla conoscenza storica di questo paese e deve prescindere invece dai “muro contro muro” dettati da idelogie vissute come assiomi.. Basterebbe un po’ di attenzione e le parole del professore Illuminati sarebbero di una chiarezza ancora maggiore, nascerebbero da una coscienza pubblica e generalizzata e sarebbero una perfetta base di partenza per un vero rinnovamento umano e sociale...quello politico ne discenderebbe fisiologicamente. Tutto questo pare secondario; ad altre cronache più immediate si da spazio, sono le morti avvenute quelle che pesano sui nostri resoconti, dei prevedibili decessi non si discute quasi mai. Viviamo la morte sociale del nostro paese come una forma di immensa catarsi, l’unica che possiamo permetterci. I blog non fanno eccezione, non possono perché conta molto di più il massacro verbale, l’urlo continuo e anonimo, la diffusione di percezioni frammentarie, quelle che ci fanno più comodo. E poi NON LEGGE Più NESSUNO! Le righe ammesse dal nuovo galateo sono poche, sui Social ancora meno; devi far finta di dire in un flash rimandando a improbabili approfondimenti la piena comprensione della tua opinione. Stanno scomparendo sintassi, grammatica e punteggiatura, appresso a loro se ne vanno anche la civiltà del dire e pensare, sono i nuovi passeggeri degli elicotteri che faranno la spola tra la tristezza di viverci così e un nuovo ordine nel quale io per fortuna vivrò per poco tempo. L’incomprensione nasce dalla confusione professore, siamo noi, gli oggetti del potere, a non riuscire a fissare alcun concetto…il potere ha le idee chiarissime.

domenica 8 gennaio 2017

Solo una commozione


A che serve un blog signori? Ognuno scrive quel che sa e può, Io scrivevo per commuovere nel senso latino del termine; cercavo di farlo perchè ero a mia volta smosso nell’animo, scriverne mi liberava, mi libera. Questo era il blog per me. Questo è quel che resta di me, forse di noi, una commozione.