I suoni che mi hanno cresciuto

mercoledì 17 dicembre 2014

A volte



Si ritorna a volte
centellinando i pensieri di sempre
elevandoli a cardini del domani
mentre sono solo gli epigoni di un incerto oggi.
Dovrei rinunciare
nascondermi il sapore di un luogo
dove tornare conservi il senso
della mia vita vissuta dentro e fuori da me
mentre il mondo urge, grida
chiama e si ostina a sbagliare
indirizzo.

lunedì 15 dicembre 2014

Astrazioni

Non abbiamo atteso l’imbrunire. Sei arrivata guidando con quella spavalderia imbronciata che non si adatta alla piccola berlina che possiedi; ma sei arrivata mentre io ti attendevo senza fiato e senza idee.
Ci siamo gustati fino in fondo il saluto che ci meritiamo, lungo, profondo, attraversato da sguardi e sensazioni che nascono da lontano, così lontano che ne abbiamo dimenticato le origini. Sempre bella ma soprattutto sensuale: cammini per le stanze con quel passo che dice guardami, ammirami adesso che dopo non è detto che ti ricapiterà di nuovo. Lo dici a me e ogni cosa si muove in modo fisiologico come se non potesse andare diversamente. Indossi un abito colorato, sembra fatto su misura, ogni cosa la porti sulla tua misura ed io mi sono sempre adeguato con piacere. La tua misura tanto lontana dalla mia, la tua vita inciampata dentro la mia. Non siamo cambiati per nulla e il mio desiderio fisico di te non terrà mai conto del prima e nemmeno del dopo: siamo sempre in questo presente elastico e modulabile a volontà. Dopo aver bevuto non so cosa e non so quando, dopo aver detto e non detto mentre io ti ho risposto e tu hai riso ( di me, di noi, di cosa?).
Dopo aver usato una parte di questo pomeriggio afoso a tormentare i miei sensi mi hai detto vieni e la stanza è diventata bollente. Abbiamo costruito l’amore un’altra volta ma io dico per l’ultima volta e tu lo hai capito ed eri stupita, non è da me rinunciare all’andirivieni eccessivo sul tuo corpo. Ma in questa occasione non hai compreso e, soprattutto, non hai previsto la mia difficile assenza finale.
Ho goduto più delle altre volte. Sai farlo, sappiamo farlo, sappiamo eccedere come se il tempo e lo spazio fossero infiniti. Un gioco passionale che si spegnerà stasera quando i gelsomini bucheranno la notte col ricordo del loro profumo e noi saremo uno dinanzi all’altro. Astrazioni l’ho scritta così, era dentro di noi, l’ho fissata per ricordare la tua bellezza e il mio sogno; né l’una né l’altro si salveranno, non passeranno la notte senza il mio viatico. Il tuo? Ma già so bene che sorvoli su tutto e tutti, che glissi, che cambi mappa e itinerario che ami solo il tuo riflesso perché nessuno è mai riuscito a posare una mano sulla tua anima. Nemmeno io ma ci sono andato vicino. Astrazioni è nata così 



Adesso che sei passata

e sei tornata

adesso ti insinui mentre ti guardi

in giro.

Tra un po' sarai col dito alzato

e una sintassi controversa a giudicare

analizzare

sfoltire

immobilizzare questi ultimi anni.

E ti ho detto dei recenti silenzi:

mi hai risposto che erano troppo

rumorosi.

E mi hai detto che insopportabile

e' il lento trascorrere

del tempo appresso senza un pugnale

che blocchi il passato alle sue responsabilita'.

Magnifica e furente eri mentre squassavi il

presente e infierivi sui miei ricordi.

Mi hai amato? Ti ho amato?

Ci siamo rincorsi?

Ci siamo persi?

Eri senza di me nell'altro tempo

quello che tu dici di

bilanci?

E ti ho detto che non di bilanci

di analisi rilette

e affettuose sino alla morte

e' ora il momento.

Questo e' tempo di astrazioni,

di follia immediata

per me e per te

di un unico amplesso

sbagliato

da ricordare come l'amore

che, trovandoci senz'altro riflessivi,

di noi si e' disgustato.

Adesso che sei passata dentro i miei

occhi

e sei tornata per l'ultimo

ritardo.

sabato 13 dicembre 2014

Serenità


Conosco solo due strade per sorvolare il mondo ed evitare la rassegnazione di esistere: la musica e la poesia, non c’è altro credetemi. Per ogni parola detta in versi c’è un universo in anticipo sui nostri sogni più vasti. Io so perfettamente che non mi si può commentare, o che è molto difficile farlo, conosco quel tipo di imbarazzo, è simile al primo amore che trasfigura l’esistenza di ogni essere umano: per molti anni ho convissuto con il suo sapore in bocca. In rete il problema può solo ingigantirsi. Ma adesso non c’è più tempo c’è solo una fretta decisa prima dell’ultimo salto. Quindi scriverò ancora e saranno versi, quelli miei, raccolti da un tempo distante o da stagioni più mature. Non l’ho deciso oggi ma un giorno di maggio del 1980 quando presi una penna e ebbi la sfacciata colpa di scrivere così:



Uscito sulla sera ad incontrare il senso
del mio giorno di vita
ho trovato solo contraddizioni
e un grande amore
ogni volta una dura prova per la mia
modestia.
Forse un giorno riuscirò a stringere
la mano
di quella viaggiatrice fugace
e solitaria
che sfiora tutte le sere casa mia:
serenità.