venerdì 21 luglio 2017

La ricostruzione del paese

Mi chiedo e ci chiediamo tutti credo da dove cominciare per ricostruire questo paese tutto? Da un modo totalmente diverso di fare politica per prima cosa. Possiamo lasciare in piedi i PALAZZI della Repubblica ( sono anche opere d’arte) ma dentro mettiamoci i lavoratori, gli artigiani o i professionisti seri, e non gli diamo che un obolo! Uccidiamo la politica di professione ed i suoi orpelli, non è possibile? Non è vero, bisogna crederci e ci vuole tempo. Dopo la smettiamo di riempire i giornali di parole vuote e la televisione di passerelle di destra e di sinistra, di FEDI e di SANTORI, magari la finiamo anche con questa infinita lagna del federalismo e decidiamo una volta per tutte che diavolo di nazione vogliamo essere e dove passano i suoi confini. Così finalmente io diventerò un extracomunitario (ma non ti salvi nemmeno tu però) e il resto del Paese, quello che conta e produce si toglie questa palla al piede. Dei morti , degli operai meridionali che dal dopoguerra in poi hanno costruito quel Paese a Torino e a Milano ne facciamo uno sbiadito ricordo di storia. Detto questo io credo che la ricostruzione del paese comincia da noi e che ci sono fondati motivi che la si prenda in saccoccia tutti! Comincia dai vecchi lupi come me testimoni degli ultimi 40 anni di società “deprimente” e dai ragazzi che hanno voglie e fanno bene ad averle.
Possiamo iniziare anche da un BLOG e dall’idea di comunicazione che esso contiene. Farne un motore o una bomba chimica dipende solo da ciascuno di noi e la cultura in senso stretto c’entra poco; quello che conta è l’onestà intellettuale ed io nei latifondi di Sicilia ho incontrato contadini nobilissimi da questo punto di vista. Ho poco tempo e ne ho sprecato moltissimo appresso alla beat generation e al decadentismo meridionale, sono stanco…soprattutto di leggere e ascoltare minchiate. L’impulso di mandare tutto a quel paese e andare a Lampedusa per guardare in faccia L’Africa fa il paio con quello di mettermi un abito di buona sartoria e ricominciare a frequentare i salotti buoni della mia città: non pensiate che le due condizioni siano inconciliabili, io culturalmente sono un ibrido perfetto, un camaleonte, mi adatto e scruto. Dei miei sogni ho fatto talvolta un regalo a chi, senza un perchè, mi ha dato un’impressione “giusta”. Questo spazio è nato anche per questo Vorrei raccontarvi cose nuove e strabilianti invece continuo a pubblicare la medesima cosa : la mia vita, il mio sentimento, la mia spiegazione. E quindi la mia forza.

domenica 16 luglio 2017

I "misti"

La totalità dei problemi drammatici che nascono da quasi tutti i matrimoni misti fra una donna occidentale e un maschio islamico hanno questa incompatibilità alla base.
I figli sono miei e li gestisco io, tu diventi di religione musulmana, si fa come dico io e se mi rompi i coglioni prendo i bambini e me li riporto in oriente che lì sanno come si fa! 
Generalizzo? Io non credo, è più probabile che io dica cose scomode che intacchino certe sicurezze costruite da un sistema di dominio culturale a senso unico; anche le mie sicurezze andarono a farsi benedire alla fine degli anni 60, non sono resuscitate mai più. I rapporti più soddisfacenti li hanno gli uomini “tosti” le simpatiche canaglie, non certo gli intellettuali dubbiosi e fuori dal coro, quelli che pensano prima al senso del loro rapporto con quella donna e dopo alla tecnica giusta per farla godere. Se tocchi la sinistra sei fottuto? Ma pensi davvero che un uomo come me alla mia età dopo una vita trascorsa nel tentativo di sopravvivere (anche a se stesso) può essere realmente interessato a questo argomento? Il mio blog è l’esempio perfetto di ciò che NON SI DEVE FARE se vuoi stare tranquillo e protetto dal gruppo dominante, tu lo sai bene.

giovedì 13 luglio 2017

La sera di sera

E' quando la luce vacilla
e va via che arrivano gli altri colori.
Tornano a grumi i ricordi
come collane delle altre vite
che io ho finto di dimenticare.
Si riflettono in questa,
danzano sui miei capelli,
mi trascinano, timido, in un ballo
pubblico sotto gli occhi di spettatori
diversamente interessati.
A volte rovescio il capo all'indietro
e mi concedo.
Allora è bellissimo,
i cieli, le strade, le stagioni,
i visi e le parole, mi sfondano
il cuore
senza farmi male.
Allora io sono vero, senza luci di scena
falsi eroismi, concrete paure.
Sono quel che mia madre ama e teme io sia:
un lucido errore che riconosce se stesso.
Aspetto che gli astri terminino
il loro ciclo, domattina non potrò dire di aver sognato
non riesco mai a dividere esattamente
i sogni dalla realtà,
l'oggi da ieri,
i miei occhi stanchi dai miei piedi
di bambino.
E' di sera che il quadro si compone
ed io che sono malato
alzo il viso verso l'eco delle mie ombre
in direzione del mio respiro lontano.

sabato 8 luglio 2017

Tac

C’è una porta che sbatte dall’altro corridoio, unico rumore di questo pomeriggio. Se vado di là non sentirò che un filo di vento, se mi allontano TAC!
Il gatto non mi parla da ieri sera, il mondo non mi parla da un paio di mesi e dire che ho un blog, anzi una casa sull’acqua. Ho anche una vita in sospeso e un gran brutto carattere: un anno fa ero un distinto signore adesso sono diventato un ragazzaccio ma è un trucco virtuale. In effetti non sono né l’uno né l’altro. Scrivo per capire e sono un egoista, ogni tanto incontro uno scoglio più ruvido di me, altre volte una baia piena di vento e me la giro tutta. Enzo ha molte idee ma non è disponibile a qualsiasi cosa, questa può essere una tragedia se mal gestita e tempo fa la tragedia si è compiuta. Era un giorno uguale agli altri ma lui aveva aperto un blog ed inseguiva un pensiero, il pensiero di una donna e l’idea di un tempo e un’esistenza diversa. Sapeva che era un pensiero pericoloso ma faceva spesso tuffi nelle acque agitate… non per dire ma aveva il brevetto di apneista di profondità. Dentro, anche stavolta e al diavolo tutto il resto; dinamiche prevedibili… i blogger meno, i contorni addirittura improponibili. Enzo pensava di lasciare il gioco aperto e il blog in genere fuori dalla mischia: Enzo aveva valutato male la situazione e sinceramente non aveva previsto la presenza di assoluti deficienti come contorno. Però doveva capire, capire per esempio che in certi casi, per gli altri, è ammessa ogni cosa, anche la più turpe, capire che una persona può impazzire e perdere completamente la misura o giocare dall’alto di una convinzione assoluta: è mio posso farne ciò che voglio! Il guaio era che  Enzo aveva un’opinione esattamente contraria.
Accade quello che era logico aspettarsi e il fuoco divampò, le ceneri stanno lì nei blog passati ma non scomparsi; doveva essere una storia come tante all’insegna della mediocrità umana, si espanse diventando anche il paradigma dei rapporti virtuali e dei loro enormi buchi neri. Tutto dentro: sesso, equivoci, sintassi, amicizie…identità!
Il cielo è grigio stasera, forse pioverà, forse l’acqua si porterà via tutta la terra accumulata dalle nostre impotenze. E’ stasera che Enzo si prende la testa fra le mani e vorrebbe riprendere a fumare. Stasera che i giochi si sono invertiti e la solitudine si vende a prezzi di realizzo. Lascio il gatto sul divano e il cuore spazzato via dagli anni sbagliati, buona musica sapete, un evergreen di quelli che tutti abbiamo amato. Suonerà ancora a lungo: certe volte la verità è un sorriso quieto che ci ostiniamo a cercare lontano ed invece è lì accanto a noi, è il primo bacio che abbiamo dato quello che non si scorda mai e non ti tradisce come invece ti prendono in giro le parole e i discorsi intelligenti fatti solo per altri fini.

Basterebbe dire questo semplicemente, bianco, nero, scala dei grigi o colori squillanti ognuno li vede come sa perché convincervi che siete daltonici? Io ero astigmatico e se ne accorsero a scuola: alla visita in prima media il dottore mi diede un ceffone, io non vedevo niente e lui pensava che lo prendessi in giro. Chiamarono mio padre e lui mi portò da un oculista che non mi prese a sberle solo perché il genitore sborsò un bel po’ di quattrini. Conclusione, occhiali! Ma ci vedo bene e vi dico che sono meglio di quel che scrivo, le lenti hanno corretto l’asse visivo, la cultura ha sfasciato quello cardiaco. Questo pagine sono il risultato. Stasera mi chiedo se ho trattato male qualcuno e la risposta è un insieme di voci confuse; ho detto qualcuno, grido, e ne rimane solo una. Allora che vuoi? Le chiedo, non ti bastano i demoni e i loro accoliti scodinzolanti che sbavano ad ogni tua foto? No vero? No evidentemente e così all’infinito in una rincorsa che nasconde il senso della ricerca e dell’insoddisfazione. Ho smesso di fumare 6 anni fa, vorrei evitare di smettere d’amare e di scrivere. Domani pomeriggio parto, domani vado a guardarmi in un altro specchio. Al mio ritorno avrò girato un altro angolo e lo sapremo solo io e lei nonostante il blog o la casa sull’acqua

lunedì 3 luglio 2017

Storiografie

Non voglio riscrivere la storia, voglio studiarla, analizzarla da varie prospettive e usarla per comprendere il mondo e la società in cui vivo. In fondo alla base di questo e di altri post c’è il desiderio di stimolare chi legge a riprendere in mano un libro o ad usare internet per capire meglio anche eventi e situazioni che si ritengono ormai ben conosciute. Io sono convinto che non sappiamo o sappiamo solo quello che ci è stato raccontato a senso unico, si chiama storiografia ufficiale e si fonda fondamentalmente su una presunzione di ignoranza e pigrizia mentale da parte della gente. Su questa base si installa poi il trend politico dominante o quello che fa più comodo al potere ufficiale. Questa è una delle storie possibili non l’unica.

giovedì 29 giugno 2017

Respiro

”L’Europa, che comincia a nord con fiumi gelati e popoli dal pensiero lucido e s enza vertigini, dopo il gran salto delle Alpi, si ingolfa, da questa parte,nel Mediterraneo e finisce lentamente con la Sicilia. L’Europa che finisce: ecco la Sicilia.” VITALIANO BRANCATI 
Sette anni fa l’ultima volta, alla fine di settembre mi sono fatto “buttare” sulla pista da biciclette che chiamano aeroporto. Sette anni fa ho fatto l’ultimo bagno sulla spiaggia dell’isola dei conigli e ho abbracciato il tramonto: ci penso adesso perché qualcuno mi ci ha fatto pensare, qualcuno mi ha ricordato un film, un regista e un’isola. La storia del film RESPIRO è l’interpretazione di una leggenda, che anche io ho ascoltato a Lampedusa, dentro qualche bar o seduto su un muretto vicino al porto. Ho detto leggenda ma chi può dire dove essa inizia, dove muore per trasformarsi in realtà? Dovete credermi sulla parola, sotto quel cielo, davanti a quel mare e con quella luce i confini si confondono e diventano esili: così è facile tornare ragazzi e credere alle fantasie che ci nascono dentro. E dovete credermi allo stesso modo quando vi dico, da siciliano, che vi sono luoghi in cui il mare lo percepisci anche se non lo vedi, Trapani, Siracusa, sono così. Lampedusa è così: appena ci poggi il piede lo senti il respiro, lo sguardo del mare.
Mi piace pensare che il titolo del film di Crialese sia nato da questa sensazione. La storia è quella di un rifiuto e di un’incomprensione, di una scomparsa e di un amore tenace come la gomena che tiene legata una barca. E’ poi la storia di un ritorno e di un pentimento: sinceramente credo che sia la storia di qualunque essere umano davanti al mare. Ma il racconto, sospeso come tanti altri fra realtà e immaginazione di essa, non è altro che il un modo interlocutorio di far trascorrere il tempo fino al tramonto del giorno e all’attesa di quello nuovo. Un Blogger incontrato tanto tempo fa mi ha riportato a Lampedusa, mi ha fatto diventare un migrante al contrario: la mia terra ha così tante facce da permettermi anche il lusso di emigrare al suo interno. Dovunque vada mi porto appresso il senso di una fine e di un possibile inizio: un compendio di meravigliose bugie.