I suoni che mi hanno cresciuto

giovedì 20 novembre 2014

Quaderni

La sensazione che ho da qualche anno è di essermi fatto stuprare, di aver permesso l’attraversamento libero e di averlo condiviso ignorandone l’effetto finale. Certo ci sarà pure un modo di sistemare prima o poi tutto questo materiale sullo scaffale: il blog che ogni tanto sfogliate serve anche in tal senso…o no?
 Il Blog, tutti i miei blog, sono una parte della mia vita, quella che sono riuscito a scrivere perchè scrivo da sempre, sui quaderni con copertina nera degli anni 50 delle mie elementari ( quaderni che mia madre, la mia incredibile e amatissima madre conserva ancora) o sulle agendine da novello Heminguay degli anni che sono seguiti. Francamente credo che il cammino sia segnato e in fondo non mi dispiace, scrivo e mi incazzo mille volte al giorno, ho un nodo qui dentro che si scioglie solo così compulsivamente per un breve istante davanti alla fila ordinata di questi segni neri su fondo bianco.

domenica 16 novembre 2014

Il tempo trascorso

Il tempo trascorso non mi ha reso giustizia, probabilmente non ne merito, resta il dilemma di un fatto evidente: come si possa arrivare a questa frattura e come la si possa ricomporre. Il maschio virile non riesce a convivere con l’uomo pensante: due binari perfettamente lucidi e paralleli che mi indicano una direzione ambigua. Potrei percorrerli in ambedue le direzioni: una mi direbbe che ho perso alcune importanti occasioni e non ho visto quadri palesi, l’altra mi racconterebbe la favola di un possibile e lontanissimo futuro. E’ come se il seme rifiutasse di riconoscere la sua pianta.
Ma questo è un giorno come un altro e le dimensioni della mia nave sono spropositate , io non l’avevo capito sino a 3 anni fa. Quando l’ho capito era troppo tardi ma mi sto dando da fare lo stesso. Anche adesso, poichè l’elettronica mi aveva spodestato e la nave andava per i fatti suoi con almeno 5 o 6 luogotenenti che si comportavano in modo autonomo ( sennò che siciliano sarei?) io ne ho licenziato la metà. O erano di più? Poco male. Quelli rimasti sono permalosi voi non sapete quanto. Abbiamo fatto una lunga e tempestosa riunione notturna: ognuno aveva dei meriti di anzianità e culturalmente erano ineccepibili… anche questo qui che sembra il più arrogante. Venivano da lontano e se fottevano degli imbarazzi e delle intemperanze giovanili.
- Uè pirlun ho fatto il 68 io, mica bruscolini, togliti quelle maniere da borghese rifatto e vieni qui a confrontarti coi tuoi anni difficili. E non venirmi a dire delle femministe e altre cazzate simili che hai scopato come un riccio in quegli anni! Te capì?
- Capitano vorrei che lei non dimenticasse con colpevole disinvoltura il mondo e la terra da cui proviene. Lei deve ritenersi un privilegiato per molti motivi: ha studiato e lo ha fatto in profondità sfruttando doti naturali e doti sociali (non avrà per caso dimenticato la biblioteca della casa paterna? Lei lesse Pirandello, Stendhal, Heminguay, Lampedusa, Pavese etc. etc. in un’età in cui la gran parte dei suoi coetanei passava i pomeriggi giocando a pallone).
- Non ho dimenticato niente professore, non ho avuto questa grazia, ma le ricordo che a pallone sono riuscito a giocarci lo stesso.
- Mi avete rotto i coglioni – interviene l’ultimo- mentre state qua a fare teatro la tua vita sta sgaiottolando via, stronzo. Che me ne frega del 68 e dei pomeriggi silenziosi con un libro fra le mani; hai avuto e hai dato. Se continui a restare lì imbambolato a guardarti muori imbalsamato.
Senti ti sono amico io, l’unico che hai, raccogli tutto, metti in stiva e parti! Non è questa la costa dove andrai a spiaggiarti come la balena che sei. Esci dagli schemi e giocaci, chi può impedirtelo?
Se esiste un “grande sogno” è questo ed è infinito…non ti accorgerai nemmeno di morire.

mercoledì 12 novembre 2014

Un'ipnosi eterna

La mia letteratura vive un’ipnosi eterna che io ho in parte regalato all’amore e alla passione: non torna mai indietro dai suoi viaggi senza portare con sè una nuova morte, un nuovo disagio e una nuova vita; fuori da queste stanze l’ordine e l’armonia con cui fisiologiche si dispongono le righe si trasformerebbero nel più bieco teatrino della poesia di tendenza e del mellifluo d’alta classe.
Qui dentro sono un lampo accecante, un brivido e la consapevolezza crudele e fiera di esserci e aver vissuto; qui i miei amori sono confluiti nell’unico amore che mi farà compagnia quando la luce si spegnerà, le mie idee non avranno il tanfo dell’ideologia ma il sorriso sereno dell’aver capito.
Al di qua del blog che voi leggete c’è un mondo che lascia di sè soltanto un riflesso lontanissimo di me e di voi; solo la musica che siede in un angolo dell stanza quando si alza maestosa può regalare almeno un’idea di quanto è accaduto qua dentro.
Ma molti di voi non l’ascoltano e non sapranno mai dove è andato a riposare per sempre il pensiero di me che scrivo. Nessuno riuscirà a immiserire queste pagine e il loro autore, non perchè egli meriti più degli altri ma solo perchè custodisce la propria piccola parte di luce che altri hanno buttato via. Se scrivo vi amo, se vi rispondo cambio le note in cacofonia, se vi leggo cresciamo, se accetto il confronto ci sviliamo tutti.